sabato 2 aprile 2016

Meta-pensiero. #01

Tempo fa avevo detto che, con ogni probabilità, avrei potuto ritagliarmi uno spazio un po' più personale su questa piattaforma; essendo che non obbligo nessuno a leggere i miei pensieri più intimi, sentitevi liberi di saltare a piè pari questo e nel caso qualsiasi altro post che recano questo titolo.

Il titolo non è scelto a caso: il docente di psichiatria ha parlato del "meta-pensiero" ovvero la capacità di pensare al di là del proprio pensiero o quello altrui; è come se salissimo su una scala e vedessimo dall'alto i nostri pensieri e riflettiamo su di essi in modo cosciente. Il meta-pensiero aiuta a dare risposte razionali e non istintive (che sono basate sulla necessità del momento) e si guardano i problemi da una prospettiva critica, analizzandoli logicamente. Permette quindi di migliorare molto, in modo consapevole, diventando magari più equilibrati. Fondamentalmente è quello che cerco di fare, ovvero trovare il mio equilibrio; non è affatto facile, ma se la via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, mi piacerebbe che oltre al pensiero e alle parole ci fossero dei fatti.

Sento dunque la necessità di mettere per iscritto qualcosa che sento potrebbe aiutarmi a stare meglio: per quanto abbia degli amici e possa confidarmi liberamente con loro, la scrittura è sempre molti passi davanti a loro. Ne ho bisogno, in parole povere, ho bisogno di riflettere con una pagina davanti e non è detto che quello che scriva possa avere senso alcuno. Considerando che scrivo anche dall'applicazione del cellulare (perché sono senza linea fissa) potrebbe essere che non ci sia né una testa né una coda.

Avrete senz'altro notato che è da un po' che non riesco a recensire o a scrivere dei post per il blog o delle nuove storie: le idee mi rincorrono fin troppo, saprei anche cosa dire, ma faccio in modo che le idee non mi trovino. Mi sento spenta, stanca, triste. Vorrei fare tante cose e invece ne riesco a fare molto poche, con degli esiti non proprio del tutto positivi. L'unica cosa che riesco a fare è dormire e sebbene i miei occhi ne abbiano tratto giovamento, dormire troppo non va bene. Questo per me è molto frustrante. Mi scuso con i lettori, ma non sto vivendo un bel periodo. Si è soliti dire che quando la causa del nostro malessere è a noi esterna non si può fare nulla per cambiare la situazione; analizzando meglio le cose potrei dire che se queste cause esterne riescono a penetrare nel nostro interno vuol dire che innanzitutto sono riuscite a entrare in noi e quindi per quanto possano essere esterne sono comunque giunte a contatto col nostro io, ragion per cui ci riguardano e si potrebbe provare a risolvere le cose.

Sono una persona tendenzialmente incazzosa e incazzata e, per quanto oggigiorno mi arrabbi solo per cose davvero per me importanti, ecco che alle volte le cose per cui mi arrabbio si concentrano tutte nello stesso periodo, nella fattispecie questo.

Questo periodo è per me, contrariamente alla primavera sopraggiunta, molto uggioso e mi sto trasformando in una vecchia orsa, nel senso che sebbene possa confidarmi con le persone non ci riesco. Sto passando delle fasi di mutismo che vengono interrotte solo dalle conversazioni telefoniche o quando impreco perché mi succede qualcosa. Ho tanto da dire, ma non me la sento di parlare con gli altri. Mi sono chiesta il perché e la risposta era sempre insita in me, anche se non volevo esternarla: non voglio pesare sulle persone. L'amicizia è sostenersi a vicenda, aiutarsi, costruire qualcosa (perché si anch'essa si alimenta tutti i giorni, come ogni sentimento) e so bene che posso contare su persone che mi vogliono bene, eppure in questi momenti in cui mi sento fin troppo lamentosa ho paura di essere di troppo, di dare fastidio: questa è una paura che ho sempre, perché le persone che si sono succedute nella mia vita (e quelle che non ho potuto mandare al diavolo me le devo tenere ancora davanti, ma si spera per poco) mi hanno sempre fatto sentire piccola, infinitesima, inutile, una di quelle persone che non ha niente da offrire a livello intellettuale, morale, come persona dotata di sentimenti. 

Il risultato è stato quello di non avere una sana autostima: come avrebbe potuto averne una ragazza che è sempre stata sminuita, deprezzata e considerata come una persona di cui si può fare a meno, una persona da sfruttare solo quando fa comodo per poi gettarla via? Sto costruendo la mia autostima giorno per giorno e anche in questo caso mi ritrovo a dire che è difficile; ci sono però giorni in cui è più difficile rispetto agli altri perché vedo che quello che faccio non raggiunge i risultati sperati e quindi tutte le insicurezze ritornano più forti e più prepotenti che mai, arrivando anche a disturbare i miei sogni: ho iniziato a prendere la melatonina per dormire la notte e non avere incubi. Preferisco un sonno senza sogni anziché avere gli incubi che mi fanno svegliare nel cuore della notte.

Considerando poi la mia vita mi sento incerta sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista sentimentale, sia su quello familiare. Sulla seconda non mi dilungherò molto: sono sfigata, la sfortuna mi perseguita e le persone che desiderano soltanto trattarmi come un oggetto (detto meglio soltanto come un buco) sono attirate da me come le mosche sono attratte dalla carne in putrefazione. Io non condanno le persone che desiderano rapporti occasionali e non succederà mai; quello su cui voglio mettere l'accento è che non fanno per me, i rapporti occasionali. Per far sì che io sia attratta fisicamente da qualcuno ho bisogno di conoscere dapprima la mente della persona, quindi ci interagisco, ci passo del tempo, la mia è un'attrazione cerebrale e mi piacerebbe costruire qualcosa. Nel caso in cui si voglia avere a che fare con me per qualcosa di blando non esiste, nel caso si voglia tradire la ragazza con me non esiste per niente, né in questa né nelle altre vite o negli altri universi alternativi. Quando si interagisce con le persone si deve essere sinceri, dire quello che si vuole subito, di prese per il culo ne ho già avute troppe (e continuano).

Parlando della mia famiglia, non sono in buoni rapporti con essa, specie perché la mia famiglia non mi sostiene e non mi supporta; è una famiglia in cui "o fai come diciamo noi o niente", "tu sei un'incapace", "lascia perdere la scrittura ché non ti dà il pane", "vedi di trovarti qualcuno ché sei una zitella", "sei presuntuosa, arrogante e anche brutta, ecco perché non ti vuole nessuno"... queste sono alcune delle cose che mi sento dire più spesso da loro. Mio padre poi non perde occasione di dire che mi vorrebbe fare nuova nuova a suon di ceffoni perché rispondo a tono e non mi sottometto come una "brava schiava del padrone che mi ha dato 23 cromosomi" e mia madre si sente in competizione con me e ha da ridire su ogni cosa, a partire da quanto faccia schifo il mio sugo a differenza del suo (e non è vero, perché se c'è una cosa in cui sono sicura di riuscire è la cucina), fino ad arrivare a dire che leggo dei libri di merda perché "non hanno né capo né coda" e su questa cosa avrei da ridire perché mi sa che il problema non sono io o i miei gusti, è mia madre che gradisce cose meno impegnate. Legittimo sicuramente, ma dire che io sono un'idiota a partire dalle mie letture e dai miei gusti musicali... probabilmente un'imprecazione l'avrebbero tirata tutti se fossero nei miei panni.

Avere a che fare poi col resto del parentado che si accapiglia sull'eredità del nonno, l'unica persona che mi voleva bene a cui io voglio tuttora un bene dell'anima, mi sta spossando. Non nascondo che i miei zii (con mogli e figli al seguito) sono un cumulo di ignoranti e credono di poter infinocchiare mia madre che, è il caso di dirlo, è una di quelle persone che per definizione secondo me aspira a voler diventare una Mary-Sue: vuole essere sempre buona e gentile, educata e cortese con tutti. Sì, mamma, e poi i tuoi fratelli te lo vogliono mettere in un certo posto. E siccome deve ancora nascere qualcun altro che possa fregarmi (quei due che lo hanno fatto avranno una visitina dal karma) è andata a finire che sono io quella che si interessa delle carte e di ogni elemento che va dalle multe (perché se è vero che la legge non ammette ignoranza è altresì vero che la gente non va a vedere l'albo pretorio al municipio per sport e nessuno ha mai informato con una lettera che le leggi sulle concessioni terriere da parte dello Stato siano cambiate, ma tanto chi è sempre in torto sono i poveri cristi, del resto), alle volture e agli estratti catastali. Per essere onesti poi, è inutile che dite "io devo tutelare i miei interessi" perché quando vostro padre aveva un tumore non ve n'è fregato un cazzo e nessuno si è mai interessato ad accompagnarlo per la chemioterapia o interessarsi dopo dell'accaduto. Non è che mio nonno, che mi ha fatto da padre (e se lo ha fatto con me con tanta dolcezza e amore sicuramente lo ha fatto anche con voi), aveva la sfera cristallo per predire di  che sarebbe caduto in depressione dopo il tumore per lasciarsi morire di inedia e non ha stilato nessun testamento, perché a voi frega solo della proprietà, perché altrimenti non direste "alla terra da me" (non è italiano, ma le citazioni si devono fare per bene). Se potessi mettere sotto con un trattore tutte queste persone penso che starei meglio, proprietà o non proprietà, a me non cambia niente: tutto quello che mi ha insegnato il nonno per me è l'eredità migliore che potessi mai ricevere, che trascende il vile denaro.

Professionalmente parlando... sono davvero felice di fare la redattrice e scrivere per Zona SISMica e sono coinvolta anche in un nuovo progetto che riguarda la mia passione più grande ovvero la lettura (ma fin quando non vi mostrerò nulla non dico altro; non credo nella sfortuna, però mi piace annunciare le cose quando ho la totale sicurezza) e adesso devo impegnarmi sul serio perché per questo mese su ZS c'è proprio il buco nero per ciò che riguarda l'area SCORA, ragion per cui mi metterò sotto io sistemando e terminando l'articolo sulle unioni civili; ci tengo particolarmente, in tutt'onestà.

Professionalmente parlando... il mobbing che fanno gli specializzandi ai tirocinanti che vorrebbero fare l'internato in un dato reparto è spaventoso. Ricordate che siete stati anche voi studenti di medicina, non fate tanto gli arrivati, specie se poi scopri che da Roma siete tornati in patria e c'è papino a medicina interna, eh. Sono stata trattata malissimo da una specializzanda in ginecologia, che ha avuto da ridire sul mio rossetto. Una dei dirigenti medici in cardiologia mi aveva fatto dei complimenti su come fossi carina e come il mio trucco stesse bene col mio viso e su come le sembrava appropriato per un reparto: non vedo perché una donna sulla cinquantina avrebbe dovuto mentirmi, mentre io le avrei fatto una standing ovation quando alla perla "il mio ragazzo non vuole che mi trucchi" di una mia collega rispose dicendo "una donna deve scegliere da sola se truccarsi o meno e non perché lo dice qualcun altro, si deve rispondere solo di se stessi". Questa specializzanda invece... ci sono rimasta male perché è dalle piccole cose che si capisce come si comportano le persone con te; averlo ribadito più volte ridendo con l'infermiera è stato anche odioso. Per citare una ragazza che adoro con la sua replica al mio post di sfogo su faccialibro (grazie di cuore, Dra, mi hai risollevato la giornata) "pensavo di essere in un reparto e non su una rivista di Vogue": io avrei risposto dicendole "vediti la ricrescita che lo stacco nero sul biondo 'appicciato' è quasi più grezzo del tuo modo di parlare".

Ne conseguì che iniziai a riflettere sul fatto di sentirmi un vero e proprio pesce fuor d'acqua perché di critiche sul mio aspetto ne ho ricevute parecchie (sei brutta, sei una balena, è inutile che ti credi bella perché hai un viso passabile, sei sempre brutta anche se hai i capelli lunghi, ecc ecc), ma su un ambiente professionale, da persone giovani che non hanno tanti anni in più di te non ti aspetti certe cose; già i tirocini in Italia, per gli studenti di medicina, nella maggior parte dei casi sono delle perdite di tempo perché di mettere le mani sui pazienti non se ne parla, di imparare qualcosa perché la gente non ti calcola manco a pagare a peso d'oro e quindi finisce che reggi il muro (o trovi posto in sala d'aspetto e fai le parole crociate che ti metti nel camice) deprimendoti perché se non vedi un accidenti come fai a capire che quel reparto può interessarti? Come fai a capire che quel reparto può essere la tua strada? NON.LO.CAPISCI.
Per colpa di primaria acida e specializzanda acida con cui dovrei stare parecchio mi sta passando la voglia di chiedere l'internato in ginecologia e questo mi ha fatto cadere le braccia. Oggigiorno il test per la specializzazione è nazionale, ma l'internato per la tesi si chiede dove studi e in un clima così ostile e brutto non vorrei stare. Da qui il dilemma: fare qualcosa che ti piace dove la gente ti tratta come una merda oppure fare qualcosa di cui non ti frega nulla con un clima più sereno e persone meno carogne?

Questo è un periodo in cui oltre a non riuscire a scrivere non riesco a leggere come vorrei; non è un vero blocco del lettore, ma è più un mainagioia che si estende anche alla mia capacità di leggere qualcosa. Solo ieri l'altro ho iniziato a leggere, dopo settimane in cui non toccavo libro, Vita di corsia, un libro di Jaddo, una dottoressa di medicina generale francese che ha scelto questo pseudonimo a partire da un blog per parlare delle sue disavventure di tirocinante e specializzanda in quello che è il percorso di studi della facoltà di medicina e chirurgia in Francia. Mi sono resa conto che quello che sto vivendo io lo ha vissuto anche lei, con tanto di risposte sarcastiche mai dette sia ai pazienti che mentono o che pensano che il medico debba fare tutto ciò che loro pretendono, sia ai primari che non ti calcolano che però obbligano a frequentare il reparto dove sei solo un reggi-muro, sia agli specializzandi "ormai arrivati" che si credono divinità scese in terra. La sua rabbia contro la gente cattiva e menefreghista ha trovato un corrispettivo anche nella mia e mi sono sentita capita: mai avrei pensato che in questo periodo sarei stata "capita" da un libro, capita da una persona che non conosco, ma che ha detto molte verità che spesso vengono taciute per questo o per quel motivo. 

Questo libro mi ha fatto sorridere, uno dei pochi sorrisi sinceri che ho fatto (seppur da sola, a casa) in questo periodo e dopo averlo letto ho deciso di fare alcune piccole cose che spero possano sistemare le faccende esterne che sono entrate all'interno di me.

Ci sto lavorando e mi auguro possa funzionare. Se così dovesse essere potrei anche definirli per bene in un altro meta-pensiero.

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