domenica 7 agosto 2016

“Harry Potter and the Cursed Child”: perché?

*Attenzione: contiene spoiler, che verranno comunque segnalati*

Una premessa è necessaria: non sono una di quelle persone che ama demolire le cose per cattiveria o perché desidera litigare con le persone che invece apprezzano un dato prodotto, e ciò vale anche per questo libro.

Non ho mai fatto mistero del fatto che a me la saga del maghetto non sia piaciuta, ma ammetto che il mio “non gradimento” è diventato col tempo un odio, non per la saga in sé o per la scrittrice (come in molti mi hanno accusata), ma per la fanbase che, per quanto io sia stata sempre educata e composta nel dire perché e percome non mi piacesse, mi ha attaccata selvaggiamente. Tuttora oggi, a quasi venticinque anni, ho paura – sì, avete capito bene, paura, e non sto scherzando – a dire che non ho amato la saga, perché il rispetto della persona che parla può non pervenire affatto e ho subito fin troppi attacchi nella mia vita che mi hanno segnata e ferita, al punto da pensare anni addietro “che senso ha avere un'opinione se poi quando la dici ti fucilano perché devi pensarla per forza come il tuo interlocutore?”. Sicuramente, se non mi fossero capitate queste brutte esperienze, oggi non sarebbe così; va da sé che non sto generalizzando, anche perché ho incontrato fan con cui posso parlare civilmente e ho tra gli amici (anche quelli più fidati) persone che amano la saga, ma le offese e le brutte parole non si cancellano facilmente, e qui viene spontaneo dire che è molto facile essere “Charlì” (scritto così), col culo degli altri, però.

Potreste chiedervi perché allora io sia qui a parlarvene, cosa assai legittima, e vi rispondo con sincerità: la mia curiosità.

Non essere fan di qualcosa non implica il voler scansare tutto a prescindere, ma se si vuole, ci si può avvicinare a qualcosa ed eventualmente dire la propria. Ammetto che la curiosità con me la fa da padrona e leggere e sentire il disappunto dei miei amici mi ha lasciato perplessa, ma è stato soprattutto il modo per farmi dire “non posso saperlo a mia se non leggo e vedo in prima persona di cosa si sta parlando”.

Ed eccomi qui, dopo aver letto la storia e dopo essermi anche informata su qualcosa che avrei potuto non sapere, perché è più forte di me: ci tengo a essere sempre esaustiva.

Cercherò di non fare spoiler, e nel caso dovessi farne perché mi serve per dire qualcosa in particolare lo segnalerò, sebbene ritenga che chiunque abbia letto nei mesi scorsi la trama sappia già quasi tutto, dato che posso dirlo senza problemi: “Everything you've heard? Completely true”, per riprendere una citazione di un personaggio che adoro.

La domanda fondamentale per me è: “perché”?

Sto cercando di trovare serie motivazioni a questa storia, ma non ne riesco a trovare nessuna plausibile. Lo dico perché, col cuore in mano, mi sento tanto vicina ai fan che stanno piangendo sangue sin da quando hanno saputo i primi rumors della storia; adesso che anche io ho avuto modo di toccare con mano il tutto, voglio dire che coerenza, coesione, personaggi, trama e resa complessiva si sono presi per mano e sono andati in vacanza alle Fiji.

Per chi se lo stesse chiedendo: no, non godo affatto di questo orrore, credetemi.

The Cursed Child è una pièce teatrale, quindi ciò che si legge nel volume non è stato concepito per essere un libro e la struttura di botta e risposta lo attesta chiaramente, mentre ci sono le note dei luoghi e dei gesti che i personaggi compiono. Si tratta dunque del copione dello spettacolo che è stato distribuito sotto forma di libro.
A tal proposito, mi sento di dire una cosa: i mezzi – carta e palcoscenico – sono diversi, e sicuramente vedere l'opera a teatro fa un altro effetto, ma non mi pare ci siano i filmati dello spettacolo per poter giudicare direttamente, e non c'è nulla di male nel leggere il copione, farsi un'idea dalla lettura ed eventualmente fare una critica, al di là del fatto se si ha avuto l'occasione di vederlo dal vivo. Si ha il pieno diritto di farlo. Del resto, se non si avesse avuto intenzione di permettere la lettura del copione, non sarebbe stato pubblicato.

Il fatto che X sia un'opera da recitare non pregiudica di per sé la buona riuscita del tutto (e lo dico da amante del teatro: Look back in Anger e Waiting for Godot sono due delle mie pièces – discretamente recenti – preferite), e lungi da me anche solo pensarlo, ma in questo caso, se dovessi essere lapidaria, direi tre semplici parole:

1) “fanservice per fanminkia”;
2) “macchina raccatta quattrini”, se la vogliamo mettere sul piano più venale;
3) “fyccina senza senso”, anche se qui bastava già la prima parola.

Mettiamo assieme le tre definizioni e otteniamo l'espressione più calzante.

Per “fanminkia” intendo quei fan che si esaltano senza notare l'evidenza oggettiva della qualità assente del prodotto, spacciandolo come capolavoro.
Lo dico da una vita: può piacerti qualsiasi cosa, ma il tuo gradimento soggettivo non deve inficiare la verità oggettiva dei fatti al punto da non far vedere quest'ultima. Su questo non posso e voglio transigere.

La Rowling ha affermato che le vicende narrate in The Cursed Child sono canon (per chi non lo sapesse – non vi faccio scemi, ma io non so se chi leggerà questo sproloquio lo sa o meno – vuol dire che gli accaduti di questa o quella storia sono ufficialmente confermati dall'autore) e questo comporta che l'opera è un vero e proprio seguito della saga, quindi che piaccia o meno tutto quello che accade lì è valido come prosecuzione.

Partiamo dalla trama (“perché, ne abbiamo una?” → voce del coro), ma prima faccio un'altra premessa: per l'occasione ritornano le gif e i meme con Tina. Da buona amante del trash, mi sa che questo è un buon momento per utilizzarle.

I protagonisti della storia sono Albus Severus Potter e Scorpius Malfoy che, oltre a finire entrambi a Serpeverde, diventano anche migliori amici. Rose Granger-Weasley entra invece a Grifondoro, e non è un caso che abbia inserito lei come soggetto in un'altra frase separata dai primi due: lei è talmente marginale che sì appare, ma non è affatto presente nella storia in sé. Il tutto ruota attorno a un viaggio nel tempo compiuto grazie a una Giratempo (e la prima domanda è: non erano state tutte distrutte?) per riuscire a salvare Cedric Diggory, impedendone la morte. A questo viaggio se ne aggiungeranno altri per poter rimediare agli errori commessi nel primo, causando tuttavia altri danni sempre più disastrosi, e ci vengono così presentate varie situazioni a seconda di ciò che viene cambiato nel passato e nel modo in cui ciò è mutato.

Ammetto che, a mano a mano che proseguivo nella lettura, la voce di Emmett Brown di non cambiare il corso degli eventi si faceva sentire sempre di più nella mia testa, e credo che una padellata in testa ai due Doc l'avrebbe data, e forse non solo una.
Meriterebbero il “premio nobbile” per il nonsense delle loro azioni, sul serio. E altre padellate, o magari il piombo dei libici – chi conosce Ritorno al futuro sa.

Il tempo della storia – al di là dei viaggi nel tempo – è abbastanza ampio, visto che le vicende narrate non durano un unico anno ad Hogwarts dei protagonisti (a differenza di come siamo stati abituati nei sette libri della saga), mentre il tempo del racconto è più breve rispetto al primo e sicuramente una ragione deriva dal fatto che si parla di un'opera teatrale, ma durante la lettura il senso di disorientamento è abbastanza comprensibile.
Gli eventi si succedono con una velocità tale che non ci permette di concentrarci né sulla storia in sé – visto che più si è dentro la storia (ma si può entrare in una storia che tutto sommato non ha nulla e la cui trama zoppica?) e più diventano grandi le lettere che dicono WTF – né sui loro personaggi, la loro caratterizzazione e le motivazioni che li spingono a comportarsi in una data maniera.

I personaggi sono un tasto davvero dolente e paiono degli emeriti pali nel culo (è l'unico modo per poterlo dire rendendo bene l'immagine), senza considerare il loro modo di comportarsi che non ha giustificazione alcuna.
Immaginate Harry, che non ha mai conosciuto i suoi genitori e potuto godere del loro affetto, avere degli scatti da pessimo padre che si mette a dire ad Albus “alle volte non vorrei essere tuo padre” oppure dire a una certa persona “sarai per sempre un'orfana”.
Harry, hai battuto la testa da qualche parte e sei diventato un idiota patentato (l'adolescenza l'hai passata da un pezzo) oppure sei stato mosso come personaggio da persone che ti hanno reso OOC allo stato patologico?

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E tu, Albus, tuo padre ti regala l'unico oggetto che ha come ricordo di sua madre, e cosa fai? Gli inveisci contro?

Si capisce lontano un miglio che sei stato dipinto come l'anti-Harry, ma la stronzaggine che hai è davvero incommensurabile.

Con Albus si crea il gioco degli opposti rispetto a Harry: finisce a Serpeverde, non sa giocare a Quidditch, e fa amicizia con Scorpius Malfoy, laddove i padri non si potevano proprio sopportare. Di per contro, Scorpius appare la copia mal riuscita di Ron, perché tra i due è quello più spiritoso; le battute di Ron sono memorabili, ma Scorpius non è all'altezza dello spirito di Ron, con la conseguenza che la sua caratterizzazione sia più blanda che mai.

Posso capire che si è cercato di dare l'input per Albus che l'avere un cognome importante (oltre che due nomi belli pesanti sulle spalle – qui si va sul pesante, come direbbe Marty McFly) ed essere il figlio di Harry Potter non deve essere affatto facile, portandolo anche a ribellarsi e a essere in forte disaccordo col padre – è adolescente, è abbastanza plausibile – ma nel personaggio di Albus si legge un odio che non viene motivato davvero, e le ragioni che vengono lasciate intendere restano troppo superficiali, non permettendo di avere un personaggio ben costruito.
E quindi io devo dire una cosa:

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Parlando del rapporto che hanno Albus e Scorpius mi sorge un dubbio che sintetizzo in una domanda: si tratta di queerbaiting che strizza l'occhio alla Draco/Harry o un calco dell'amicizia tra James e Sirius (che proveniva da una famiglia di altolocati snob)? Ciò non toglie che, in entrambi i casi, sia fanservice, ma fatto male, specie nel secondo caso, perché se da un lato la motivazione dei Black – per come erano i membri della famiglia – di ostracizzare i comportamenti di Sirius aveva senso (per quanto non reputi condivisibili nessuno dei loro motivi), Rose che si mette a dire ad Albus di non parlare con Scorpius perché “è quello là” mi è a dir poco ridicolo. La figlia di Hermione, la stessa persona che si batteva per i diritti degli elfi domestici che ragionava con la propria testa, si mette a dire una cosa del genere? È assolutamente insensato.

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Altro fanservice che rimanda alle ship fanon (il contrario di canon) lo abbiamo quando Draco dice una frase che suona così: “potrebbe farmi piacere prendere ordini da Hermione Granger.”

Che dire? In tutt'onestà, parlando di ship nel mondo di Harry Potter, ne avevo una sola ed è naufragata miseramente (parlo di Neville e Luna, una gioia mai per me), ma ho sempre immaginato Hermione né con Ron, né con Harry, né con Draco, ma con qualcun altro conosciuto in età adulta, magari nemmeno del mondo magico, ma che è appassionato di magia e che quindi non le affibbia etichette, che la apprezzi per quello che è, rispettandola… insomma, avevo questo headcanon che tale è rimasto.

Questa battuta di Draco che rimanda alla Dramione mi ha urtata parecchio perché – al di là della ship, non è quello il problema, perché non faccio bashing sulle coppie – detta così su due piedi risulta parecchio OOC. Draco non avrebbe mai detto una cosa del genere, non senza una particolare evoluzione del personaggio che qui non abbiamo. Ho letto fanfiction Dramione molto, molto ben concepite, che permettono lo sviluppo della coppia e sicuramente non così.

Ehi, sceneggiatori, è un modo per ammiccare ai fan che amano questo e quello? È un'opera per i fan che possono veder realizzate le cose che il canon non dava? E la credibilità dei personaggi, il loro trascorso, il loro IC, dove li mettiamo?
Non devo dire poi che ci troviamo davanti una fyccina?

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Vorrei soffermarmi un attimino a parlare di Hermione. Non ho mai nascosto che si tratti di un personaggio in cui non mi immedesimo, ma mi è venuto un mancamento per come è stata trattata in questa pièce. No, non mi riferisco alla carnagione dell'attrice che la interpreta – a teatro le cose funzionano diversamente che al cinema, tra le altre cose – quanto più alla sua persona. Per me non è uno spoiler, perché questo personaggio compare nello spettacolo, quindi si capisce che a causa dei viaggi temporali non muore,  ma lo segnalo ugualmente.

Con Cedric salvo, Hermione non si sposa con Ron, ma non diventa nemmeno Ministra della Magia? Ma siamo seri? Ho avuto modo di dire qui perché e percome non mi piaccia Hermione, ma ho sempre pensato che fosse un personaggio che non ha mai avuto bisogno di un uomo affianco per esser realizzata e felice. E senza Ron me la fate diventare un'insegnante acidona e zitella, frustrata al massimo?

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Intanto Ron – nell'universo alternativo – viene accoppiato a Padma. Ma dico io, manco a Lavanda, che era già forse più plausibile?

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E qui parliamo del giovanotto citato su: Cedric che diventa un Mangiamorte? Sì, e io sono bionda platino allora!

Cedric era quel ragazzo che voleva rigiocare la partita in cui Harry era caduto perché non la considerava valida e che difendeva Harry dagli attacchi che subiva; com'è possibile che per una figura barbina egli diventi Mangiamorte e uccida Neville? Una pubblica umiliazione è davvero un motivo così valido da permettere un cambiamento così marcato? Doveva esserci il riscatto dei Tassorosso in quest'opera: io non l'ho visto.

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Ritornando al discorso della certa persona che ho citato prima, inseriamo dapprima questo brano per creare suspense; ascoltiamola, facciamo un bel respiro profondo, e preparatevi a questo spoiler che spoiler non è se avevate già letto i fatti anzitempo. Se non volete saperlo, saltate direttamente alle parole che vedrete sotto l'altra Tina; non dite che non vi ho avvisati.

La voce che vede confermata la presenza della figlia di Voldemort è vera, è tutta vera. A tal proposito, inseriamo anche questo pezzo, ché male non fa. La sua identità è scontata, si capisce dalla prima apparizione in scena del personaggio, ma non è nemmeno quello a lasciare perplessi (anche se ho un dubbio che vi proporrò subito dopo), quanto più le motivazioni che lei ha per voler interagire con Voldemort ovvero “per poterlo conoscere”.

Ma qui io dovrei piangere? Dovrei commuovermi? A me vien solo da dire: ma ti sembra una ragione sufficiente per sminchiare così tutto il mondo come lo si conosce? Che razza di villain sei? Sì, quello di una fyccina che viene messo a caso e compie azioni completamente prive di fondamento.

E qui mi chiedo alcune cose, rimettendomi anche nelle vostre mani che ne saprete senz'altro più di me.

Voldemort poteva fare sesso? La sua anima è stata divisa in sette horcrux, ma aveva un pene funzionante? Il suo corpo era stato ricavato da un rituale oscuro, ma non mi pare fosse sanissimo: era emaciato, occhi rossi spiritati senza naso, e se non abbondava di naso...? Può essere possibile nell'universo di Harry Potter una cosa del genere, ovvero un'anima completamente dissociata dal corpo che invece espleta del tutto funzioni fisiologiche come le persone dotate di anima? È mai stato spiegato (magari a me sfugge)? Per quanto sia stato dichiarato che non avesse mai amato nessuno l'amore non è condizione necessaria per far sesso, quindi l'ipotesi sesso ed erede sipotrebbe ancora reggere, un poco.

Facendo dei conti, Delphi è stata concepita prima degli avvenimenti del settimo libro; se mettiamo l'ipotesi che il tutto sia avvenuto durante il sesto, Harry avrebbe potuto sapere sin da quando era giovane se non della sua presenza del fatto che Voldemort volesse generare un erede?

Lui era legato a Voldemort e nel momento in cui l'uno provava emozioni forti e intense, l'altro le poteva percepire, e viceversa. Considerando anche l'ipotesi che l'esperienza del sesso in sé non sia stata piacevole per Voldemort – ma nella mia testa per Bellatrix è stato il contrario – alla fine ci sia stato comunque un orgasmo e ciò che deriva da esso è sempre un'emozione intensa, liberatoria.

Ritengo che (come mi è stato fatto notare dalla mia patatina) pensando anche a una serie di avvenimenti atti a camuffare quel determinato momento – il concepimento – come per esempio l'attacco di Nagini nei confronti di Arthur, per quanto Harry abbia avvertito questa sequenza di immagini, un'emozione così forte come l'orgasmo l'avrebbe sentita lo stesso. Forse. Oppure no? Oppure Voldemort ha usato l'occlumanzia per non far sapere a Harry della progenie? O Delphi è nata con una fecondazione magica? Perché si devono inserire cose e personaggi senza spiegarli per bene?

Delphi dice di esser stata cresciuta da Rodolphus Lestrange che, con tutto che è stato cornuto e mazziato, potrebbe aver scelto di accudire la figlia del suo Signore, perché fedele a lui, ma – nel caso in cui non sia morto dopo l'ultima battaglia – come è riuscito a scappare da Azkaban? Chi lo ha aiutato? Come minimo sarà stato imprigionato perché non credo che avrebbero lasciato a piede libero un Mangiamorte come lui, e forse era anche in una sezione di massima sicurezza. Non sappiamo se ad Azkaban ci siano ancora di Dissennatori, ma questo tipo è pericoloso, signori miei, non deve essere a piede libero!
Perché si devono inserire cose e avvenimenti senza spiegarli per bene?

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I gesti plateali di Tina non lasciano dubbi sulla mia indignazione, ma andiamo avanti.

Alcune di queste cose che dirò sono dei dubbi che ho e ben venga se mi aiutate a capire.

Perché si usa la Pozione Polisucco per cambiare le fattezze umane se si ha disponibile un incantesimo di trasfigurazione che permette di prendere le sembianze degli esseri umani? È stato “inventato” dopo ovvero post canon delle vicende dei libri? Era vietato nel passato ed è stato da poco reintrodotto? Avrebbe potuto fare la differenza nelle battaglie magiche del passato e, per quanto potesse essere illegale, non credo che per esempio i Mangiamorte si sarebbero fatti degli scrupoli nel suo uso, quindi credo che sia stata un'invenzione per lo spettacolo, ma inserito così è… meh. È l'unica parola che rende bene.

Che sia anche questo uno stratagemma (come la giratempo e tante altre cose che avrete potuto notare meglio di me) per rimandare alla vecchia saga per i nostalgici fan? Sarà che anche l'inserimento di personaggi defunti mi sa tanto di metodo per far scappare la lacrimuccia alla gente. Se solo fossero ben contestualizzati, allora sì che ci si potrebbe emozionare!

Sempre sul filone “facciamo provare a far venire il piantuccio ai fan nostalgici” – che altro non è che fanservice – , ci ritroviamo nel 1981, e Harry è costretto a rivivere l'omicidio dei suoi (era davvero necessario?), e abbiamo Hagrid solo a casa di Lily e James… ma non c'era anche Sirius lì visto che ha dato ad Hagrid la moto nel mentre che lui andava a cercare Codaliscia per vendicarsi? Perché c'è solo Hagrid? Andiamo a “Chi l'ha visto?”, ché forse nello studio sanno qualcosa che a me è sfuggito.

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Ritroviamo anche un Silente che per la prima volta in vita sua riesce a essere esplicito in un discorso, e non solo, di una banalità palese. Il mago nelle sue parole, nei suoi commenti è sempre stato molto criptico, e l'alone di mistero in gesti e parole è stato un tratto distintivo di questo personaggio, quindi non solo ritorna per l'effetto lacrimuccia, ma il suo dialogo è quanto di più melenso e pieno di cliché che non si può.

Faccio un respiro profondo ed espiro, lasciando la questione più spinosa – per me – alla fine.

Anche la comparsa di Piton reca un'insegna luminosa con su scritto “fanservice” (in che modo i cambiamenti compiuti dai due premi Nobel hanno permesso a Piton di vivere? Mistero), ma qui ci viene presentato davvero come il santo a cui urlano i fanminkia. Allora, non si può negare che sia di certo un bel personaggio, con le sue debolezze e le sue scelte discutibili, ma non è che perché amasse Lily questo suo amore lo renda necessariamente un buono.
Il suo amore è sempre sciocco e infantile, perché lui ama il ricordo della ragazza, non lei. È sempre stato colui che terrorizzava i propri studenti ed è sempre stato quello che per salvare Lily non avrebbe esitato a sacrificare sia Harry sia James. Il fatto che poi sia andato dall'altro lato della barricata contro Voldemort non pregiudica il fatto che le sue scelte siano state compiute dal senso di colpa, ma non è che si sia sempre comportato bene, anche nei confronti di Harry, in cui vedeva sempre l'ombra di James, e Lily era in lui (per Piton) se non negli occhi. Se agisci per il bene, certi atteggiamenti non sono consoni, non devono proprio esserci. Se ti unisci all'Ordine non per fare la cosa giusta, non perché concordi con gli ideali dell'Ordine, non per essere coraggioso, ma per vendicarti e uccidere chi ha ucciso la "tua" amata, non fai quelle cose per il bene superiore. Non sei un eroe.

Cito: Snape looks at him, every inch a hero, he softly smiles.

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Respira, Barbara, e lentamente espira. *Seguono una serie di improperi che non vengono riportati*

Posso dire di essere delusa da questa lettura; io non sapevo nulla degli spoiler che erano già noti ai fan e ai miei amici, quindi mi ci sono approcciata con tutta la calma e la curiosità pensando “magari sarà una bella lettura anche per me che non ne sono appassionata”.
Sono stata una povera illusa, lo ammetto, ma ci ho creduto e sperato.
Se questo doveva essere un modo per far approcciare le nuove generazioni (magari già quella dopo la mia) alla saga mandando degli hint a quella principale, lo dico: è un fallimento su tutta la linea.
Con tutto che questa non sia la saga con cui sono cresciuta e che mi ha rubato il cuore, riconosco il valore e l'impatto che essa ha avuto su delle generazioni intere, permettendo a tanti ragazzi di avvicinarsi alla lettura, a fare viaggi con la fantasia, a sentirsi parte di un universo che fa sognare, e se mi sento io presa per il culo, non oso pensare a quanto rammarico possa avere in corpo chi invece ha sempre sentito Hogwarts casa propria, sebbene possa provare a immaginarlo.

Tornare indietro nel tempo – laddove un messaggio chiave della saga era andare avanti – è stata una pessima mossa per dimostrare che non si è affatto andati avanti, riciclando idee, personaggi e contesti volti a rendere ancora più malinconici chi ancora non si capacita della parola fine messa nell'ultimo libro.
Che si ritorni dunque al principio, dove tutto è iniziato, da Harry Potter e la pietra filosofale, e santo sia il fanwriting, perché contrariamente a quanto si possa pensare, se messo in mano a persone capaci di creare trame coerenti e coese, dà storie di gran lunga migliori di queste.

lunedì 1 agosto 2016

Opere: come mi approccio a esse, come ne parlo e come le recensisco

Dato che ho notato nuovi iscritti sia sul canale sia sul blog (cosa per cui non ringrazierò mai abbastanza), ho pensato potesse essere un’idea carina dire delle cose che spesso potrei dare per scontate, ma se nuove persone si avvicinano a me e alle mie idee, potrebbe essere che tanto ovvie non siano.

Quindi, come dice il titolo stesso, vorrei parlarvi di come io ho a che fare con libri, fumetti, film, serie TV e chi più ne ha ne metta e di come poi io desidero parlarne, cosa che faccio anche su questa piattaforma.

Bene, iniziamo!

Mi risulta molto più facile scrivere in un blog che non parlare sul canale.

È la prima cosa che voglio dire (o nel caso ripetere).
La ragione è semplice: la comunicazione scritta mi è molto più congeniale; amo scrivere, e quando lo faccio riesco a ordinare meglio i pensieri rispetto a quanto farei parlando. Con questo non dico di non saper parlare a voce alta; credo di avere una buona proprietà di linguaggio per esprimere i contenuti con la forma che ritengo più adatta al momento, visto che non tutto si può e deve esprimere con lo stesso tipo di lessico. Ho un temperamento abbastanza focoso e fumantino, e quando parlo mi infiammo particolarmente, sia per quello che dico, sia per la forza e la convinzione del mio ragionamento, il che mi porta a scaldarmi; al contrario, quando scrivo, mi rilasso, lasciando emergere la parte più tranquilla e razionale. Quanto ho appena detto non implica tra le righe che mi metta a offendere a destra e manca quando parlo, affatto, ma ammetto che il mio carattere non è per nulla arrendevole e calmo.

Considerando il fatto di non avere una videocamera come si deve, il microfono di fortuna che utilizzavo distorceva parecchio la mia voce, e se la rendeva sgradevole a me in primis non oso immaginare quanto potesse dar fastidio a voi. Sì, è pur vero che tendo a essere molto autocritica, ma sono particolarmente fissata sulle voci e la mia, nel parlato senza registrazioni, è molto più gradevole.

Tutto ciò che nasce dalla fantasia per me è un'opera di fantasia.

Quando parlo di opera, in questo caso, mi riferisco a tutto ciò che viene prodotto dalla fantasia umana. Se poi si tratti di un’opera di buona qualità o pessima, questo è un discorso che esula da quello che dico in questo momento. Con “opera” non intendo il “capolavoro”, per intendersi. Credo che sia una questione importante, perché l’equivoco è sempre dietro l’angolo.

Non mi ritengo una guru e quello che dico non è una verità universale.

Penso sia ovvio, ma talmente ovvio che occorre ripeterlo: mi rendo conto che più le cose possono essere per me scontate, più per qualcun altro potrebbe non esserlo. Quello che dico sono sempre sproloqui derivati dal mio approccio a un’opera, assieme ai miei ragionamenti derivati dalla stessa e dalle informazioni che ricavo leggendo oltre a quelli derivati dagli approfondimenti per conto mio e dalle mie esperienze. Tutto questo concorre a darmi un’idea – credo – ampia di ciò che poi voglio condividere, esponendo tutto quello che ho da dire. Non la si deve pensare per forza come me, ci mancherebbe!

Fa piacere se qualcuno concorda, ma fa molto più piacere se pur non concordando si crea uno scambio di idee pacifico e costruttivo. Non è una cosa strana, accade davvero.

Quando dico qualcosa in una recensione non voglio convincere nessuno a pensarla come me su un libro/film/serie, come anche quando parlo di questioni più serie, ma nel caso in cui mi ritrovi davanti a delle immani e oggettive porcate che non stanno né in cielo né in terra dette dalle persone allora mi arrabbio, specie se parlo di faccende importanti, come le mie considerazioni sul femminismo o sulle questioni mediche.

Potete dirmi senza problemi che amate Harry Potter e non dico nulla con tutto che io lo detesto, ma se dite che una donna si è meritata di esser stuprata per via del suo abbigliamento allora vi stacco la testa a morsi, tanto per capirsi.

In virtù di cui sopra quello che io pretendo è il rispetto: come io lo do, allo stesso modo mi aspetto di riceverlo e se non perviene non esiste che io abbia un dialogo con chi non mi rispetta.

Motivo sempre quello che dico e dapprima mi informo.

Una cosa che non mi appartiene è l’odio a pelle, allo stesso modo la simpatia a pelle: qualunque sia una sensazione viscerale da me provata, sento la necessità di trovare razionalmente una ragione a quello che ho sentito, confermando o eventualmente smentendo la prima impressione. Sono sempre riuscita in questa cosa, ed è una piccola fonte di orgoglio personale, in tutt'onestà.

Amo conoscere, e sono di natura una persona molto curiosa e quando non so qualcosa cerco sempre di informarmi, cercando fonti affidabili, dato che la cattiva informazione – per certi versi più dannosa della disinformazione, anche se per me anche questa non ha ragione d'essere e non vale il “se non mi interessa non mi informo” perché se non ti informi non puoi dire se una cosa ti interessa o meno – è un cancro.

E no, non mi scuso per aver usato la parola cancro, lo dico con cognizione di causa: l'ignoranza mette radici come le cellule tumorali, può attecchire a largo spettro anche in lidi diversi rispetto a quelle in cui era nata e le conseguenze possono essere devastanti, addirittura mortali, basta pensare a tutto quello che succede nel mondo, se proprio vogliamo restare nella nostra realtà più prossima.

Non accadrà mai che io affermi qualcosa senza dare la motivazione di quanto dico, e questa sarà quanto più oggettiva possibile, oltre che informata.

Quando, per esempio, “conosco” uno scrittore nuovo cerco sempre di saperne di più, non mi limito a leggere il libro e vedere cosa mi lascia; quello è solo una parte del tutto.
Una massima di Harlan Ellison esplica chiaramente quello che voglio dire e lascio dire a lui tutto, perché non servono altre parole: “Non hai diritto alla tua opinione. Hai diritto alla tua opinione informata. Nessuno ha il diritto di essere ignorante.”

Ne ho fatto la mia filosofia di vita.

Quando mi informo su qualcosa non chiedo informazioni agli altri, ma solo le loro impressioni.

Questa è una cosa che mi riservo di fare successivamente, ovvero la ricerca di informazioni. Quello che mi piace sapere sono i pareri delle persone, mentre la curiosità di sapere di cosa si tratta X o di cosa parla deve venire da me. Se per esempio uno dei miei amici su faccialibro sta leggendo il libro X, vado su internet e mi cerco di cosa parla, almeno per ciò che concerne la trama. Non mi va proprio di pesare sulle persone e sono parecchio orgogliosa, quindi faccio da me. Allo stesso modo non mi piace fare il riassunto; trovo che sia pigrizia. La trama si può ricercare senza problemi sul web, a me piacerebbe parlare di altro, ovvero di cosa mi sta piacendo e cosa non mi sta piacendo. Quando si cerca una trama online è facile incappare negli spoiler; personalmente a me non danno fastidio perché un conto è sapere la cosa quando ti ci informi, un conto è arrivare alla scena “incriminata” quando leggi un libro o vedi qualcosa, con le tue emozioni e le tue sensazioni. Non perdo la voglia di procedere per conto mio anche se so cosa accadrà. Ma questa sono io, quindi quello che dico, come sempre, del resto, vale uno, e non pretendo certo che si faccia obbligatoriamente come dico io, non lo penso nemmeno lontanamente!

Parlando di spoiler quando ci si informa credo però che possano esser facilmente evitati: se vado su Wikipedia è normale trovare il mondo lì sopra, dato che essendo nata come enciclopedia ha uno scopo divulgativo e deve essere completa; se vado su siti dove si possono acquistare libri o altro non si trova lo spoiler.

Per rispetto degli altri, persino nelle recensioni tendo a non fare spoiler; in caso fosse necessario per dire qualcosa lo segnalo preventivamente; quello che ora vi chiedo, a tal proposito, è: cosa considerate spoiler? Come lo considerate anche rispetto a opere di uscita non recente?

Consiglio sempre tutto, anche le opere che non mi sono piaciute.

E vi dirò di più: consiglio soprattutto quello che non ho gradito.

Qui potreste dire “ma che stai dicendo?”, eppure è ciò che penso. Sono del parere che per avere un pensiero su qualcosa è necessario averci a che fare di persona e se io dico che quel libro è bello, mi ha lasciato indifferente/perplessa o mi ha fatto schifo, a parte motivare il tutto con tutta l’oggettività che mi è propria e che mi è possibile avere, dico comunque “te lo consiglio”. Questo deriva dal fatto che spesso si apprezza o meno qualcosa anche per fattori soggettivi e io non me la sento proprio di dire “non ho amato questo, questo e quest’altro e quindi dico no per tutti”; io non so se all’altra persona che mi legge/ascolta può invece piacere quello che non ho gradito io.

Per quanto possa conoscere qualcuno e sapere anche i suoi gusti, reputo il toccare con mano qualcosa sempre la cosa migliore, perché – faccio un esempio – se una persona in quel momento cerca una lettura per nulla impegnata e impegnativa e le va bene anche una ciofeca che a me ha fatto letteralmente cacare (ops, ne parliamo al prossimo punto) potrei impedirle di dilettarsi un attimo e di trovare l’evasione che cerca (ne parliamo tra due punti).

Con questo non dico che chi si fida del parere di qualcuno che conosce i gusti dell’altro faccia bene o male a non voler constatare di persona, ognuno è libero di fare come meglio ritiene opportuno, anche parlando di come investire il proprio tempo, ma per onestà intellettuale e per restare coerente con me stessa, dirò sempre cosa mi è piaciuto, cosa no, cosa ho amato, cosa ho odiato, cosa mi ha lasciato indifferente, aggiungendo il “ve lo consiglio sempre e comunque”.

Rivendico il diritto di dire che se una cosa mi fa schifo... mi fa schifo e basta, senza giri di parole.

Ritengo che le emozioni e i loro spettri siano tanti (direi vasti, per la precisione) e se amiamo un qualcosa con tutto il cuore, allo stesso modo possiamo odiare – non sono una buonista, quindi per me l'odio è possibile e reale – qualcosa, quindi se ci piace qualcosa con l’intensità di mille soli allora si può schifare nella stessa ed esatta maniera.
Per me l’indifferenza è la cosa peggiore perché vuol dire che la determinata opera non è riuscita nemmeno a fare breccia nel cuore e nella mente di chi ci si approccia alla stessa.
Dire che una cosa “fa schifo” non è un’offesa verso chi ha prodotto la tale opera (anche se ritengo che l’autore abbia offeso chi la legge/vede, ma dipende da quanto e quale sia lo schifo) e non è una cosa maleducata da dire: non si sta offendendo nessuno.
Se io dico “le cinquanta fognature mi fanno cacare a spruzzo” – va bene, ho sparato sulla croce rossa, mi rendo conto – non è che io dico “la James è una troia”; sono due cose totalmente diverse. La prima è legittima, la seconda no, perché offendi la persona che a parte aver scritto una merdata cosmica a te non ha fatto nulla: non ti ha rubato nulla non pagando le tasse, non ha ucciso nessuno, ecc.
Per questo dico che voglio rivendicare il diritto a dire che qualcosa fa schifo, e allo stesso modo tutti. Purché lo schifo sia motivato. E beh, sarebbe troppo facile altrimenti.

Con me ognuno ha il diritto di leggere ciò che gli pare e non sarà schifato come persona per quello che legge.

Abbiamo gusti diversi, questo è risaputo, e aggiungo che abbiamo tutti esigenze diverse, come anche tutto il tempo davanti per cambiare ‒ eventualmente ‒ le nostre preferenze. Parlando di esigenze mi riferisco al voler, in un determinato momento, di leggere una data cosa. Per esempio, in estate mi piace leggere maggiormente la saggistica dato che mettendo da parte gli studi un attimo posso concentrarmi su qualcosa di più impegnativo, e allo stesso modo si possono leggere libri meno impegnativi proprio per sentire la leggerezza da vivere in vacanza. Tutto ciò non è affatto un problema per me.
Ciò che a me dà fastidio è la soggettività che non permette di essere oggettivi, cosa di cui ho parlato qui, qui e qui.

Lascio passare del tempo (spesso parecchio) rispetto all'uscita di un’opera per avvicinarmi a essa.

Non mi approccio a qualcosa quando va di “moda” e non perché voglia fare l'alternativa a qualcosa – alternativa di che, poi, visto che ormai l'unica cosa davvero alternativa per quel che mi riguarda è essere se stessi – ma perché voglio evitare la febbre di quel determinato prodotto. Per febbre intendo proprio l'entusiasmo – che sfocia in delirio più di quanto non si pensi – che spesso non solo è eccessivo, ma tende a dar fastidio alle persone se hanno da ridire in modo oggettivo sulle cose, nella fattispecie me.

Non è il prodotto in sé che scanso, quanto più la fanbase, essenzialmente per due motivi. Se mi si dice di leggere/vedere/approcciarmi a qualcosa con insistenza, si può star sicuri che eviterò la data cosa con slancio perché più mi si dice di fare qualcosa e più non la faccio a prescindere. La ragione, però, non è solo questa. Avendo avuto molto a che fare col dilagante disagio delle persone, nel momento in cui mi avvicino a qualcosa preferisco che passi del tempo rispetto a quando la maggior parte delle persone attorno a me leggono/vedono questo o quello. Non è per cattiveria, ma voglio semplicemente essere serena quando mi diletto con le mie passioni; ho già tante preoccupazioni nel mio quotidiano, quindi evito quanto più possibile la gggente che gggenteggia, per capirsi.

Lo stesso vale quando sono invitata a dire la mia e con tutto che sono educata e motivo ciò che dico mi si attacca. Grazie, ma no, grazie.

Quando la febbre passa, ecco che io mi avvicino alla cosa. Non è un mistero che io abbia letto per esempio L’ombra del vento solo lo scorso anno (non appena sarò meno “impicciata” ve ne vorrei parlare come si deve), per esempio. Nel caso in cui aspetto invece con trepidante attesa qualcosa, allora tutto questo non lo considero in parte ovvero sto solo attenta a non avere a che fare con la gggente.

Credo di aver detto tutto, mi sa. O forse no; per il momento mi pare di sì, però potrei sbagliarmi. Nel caso in cui abbia dimenticato qualcosa, mi riserverò di aggiungerlo.

E voi, come vi approcciate a un’opera?

giovedì 2 giugno 2016

Il tag dei fandom!

Dopo tanto tempo, sono tornata sul blog!

Essendo che desidero tornare con calma, senza strafare e senza avvelenarmi l'animo (cosa che, a quanto pare, mi risulta difficile, per un motivo o per un altro, ma mi sto mettendo d'impegno per riuscire), eccomi qui con un qualcosa di leggero e (spero) divertente per chi legge; io mi sono divertita nel pensare alle risposte.

Come sempre, io non taggo nessuno, ma se si vuole, si può prendere il tag e farlo come se vi avessi invitato io a partecipare e avvisarmi se vi va di farmi leggere le vostre risposte.

Per questo tag fandomico, si sceglie un fandom (ovvero un libro, un film, una serie TV, un videogioco, un fumetto, un cartone, qualsiasi cosa che vi scateni la "fangirlite acuta") e se ne parla, seguendo i vari punti sotto elencati.

Sarò scontata, ma scelgo come fandom Dragon Age. È un fandom che si compone di tre videogiochi – Dragon Age Origins, Dragon Age II e Dragon Age Inquisition – (corredati di DLC ed espansioni), alcune serie di fumetti – Dragon Age, The Silent Grove, Those Who Speak, Until we sleep, Magekiller – e alcuni libri – Il trono usurpato, La chiamata, Asunder, L'impero delle maschere, Last Flight – più un film dal titolo Dragon Age: Dawn of the Seeker e altri fumetti editi online e delle webseries.

Tutto parte dalla serie di videogiochi di ruolo a tema fantasy, sviluppata da Bioware. In pratica è dal 2009 – anno in cui iniziò anche la saga di Ezio Audiore – che mi sono avvicinata al mondo di Dragon Age comprando Origins, ma è solo da alcuni anni che ne ho riscoperto la passione, e sono affezionata a questa saga non solo per le emozioni che ho provato (e provo tuttora) grazie alle vicende e ai personaggi, ma anche perché ripartendo da Origins e scoprendo tutto il resto io sono riuscita a trovare un piccolo, grande interesse che mi ha permesso di lottare contro la depressione e di ritrovare la passione per la scrittura. È anche per questo che amo scrivere fanfiction su questo mondo, che mi ha dato tanto.

Dunque partiamo! Nel caso in cui non conosciate la saga (e magari vorreste approcciarvi a essa) cercherò di stare sul vago e di mettere tra asterischi i possibili spoiler. Nel caso in cui adoriate come me gli spoiler leggeteli pure!


OTP

F/F: Isabela e Female!Hawke, coppia che si può vedere in Dragon Age II. La romance con la bella piratessa Isabela è la mia preferita, non solo perché lei è tremendamente intrigante e sensuale, ma anche perché è una di quelle relazioni che partono da un qualcosa di puramente fisico che poi sfocia in altro, qualcosa di più profondo.
Amo Isabela perché sa stare allo scherzo, non si tira indietro se ci si vuol fare una bevuta, è provocante, non si tira indietro se si parla di un umorismo triviale, è tutta curve (mi piacciono le donne formose), sembra superficiale, ma non lo è; compie anche buone azioni – che da lei, se vogliamo darle un allineamento, è una caotica neutrale, non ti aspetti – ma non mette i manifesti quando li compie, per vantarsene, come farebbero tanti altri. Se si ha una buona approvazione con Isabela lei mostrerà un lato davvero inaspettato, tenero, e anche romantico se si prosegue fino alla fine la romance con lei.
A me piace particolarmente anche perché lei è quell'esempio di donna che non ha problemi nel vivere liberamente la sua sessualità e come le donne – nel 2016 – viene etichettata come “troia” per questo, ma lei se ne frega, perché lei sa qual è il suo valore come persona, ancor prima di essere donna, e non deriva di certo da quanti partner ha avuto. La ammiro per questo. Emblematica è la sua frase “They don't know me. I know me”.

M/M: Dorian e Male!Inquisitor, che si ha in Dragon Age Inquisition. Dorian è dichiaratamente omosessuale, e non si è mai piegato alle rigide etichette che vedrebbero un amore tra uomini come un vezzo, un qualcosa di puro diletto, ma superficiale, solo per passare il tempo, mentre poi devi comunque “tornare alla realtà” ovvero sposarti e fare figli. Dorian è sarcastico e affascinante e devo dare atto del fatto che è un personaggio ben caratterizzato, dal background definito e soprattutto non è affatto una macchietta.
Tendenzialmente, bazzicando nel mondo del fanwriting, ho notato che quando si tratteggiano uomini omosessuali, molto spesso li dipingono sempre come “sbrilluccicanti, amanti dei lustrini, sopra le righe per via di comportamento ed estro e dal carattere lunatico”, e che quindi sfociano caratterialmente nell'essere dipinti come “vulvette lamentose”/“checche isteriche” (sono gli unici modi per far capire il luogo comune: con un altro luogo comune) e a me sta palesemente sullo stomaco perché non è possibile che ogni uomo debba essere reso così. E mi fermo qui.
Dorian non lo è e personalmente dargli il mio inquisitore Caderyn come compagno per me è stato come dargli una gioia dopo una vita di “mainagioia” sentimentalmente parlando.

M/F: Iron Bull e Female!Inquisitor, sempre da Inquisition. Anche loro, come per Isabela e Female!Hawke, la relazione nasce a partire dal sesso per poi svilupparsi in un sentimento più profondo.
Di Bull vi ho già parlato qui, ma male non fa ripetere alcune cosette.
Bull appare massiccio, un colosso, una specie di Bud Spencer che non si tira indietro a lottare e uccidere, ma sa essere anche molto premuroso verso il partner, si prende cura di lui/lei – è un personaggio pansessuale, lo si può accoppiare con un personaggio di tutte le razze; io ho scelto di accoppiarlo a una inquisitrice che ha molto di me, a partire dai capelli rossi (e lui ha un debole per le rosse, lo dice proprio!) – e anche sotto il profilo sessuale, non è affatto come Cristiano Grigio delle cinquanta fognature: con lui si ha una sana relazione basata sul BDSM. Il tutto è sano, sicuro e consensuale e lo si può notare nei cutscene se si avvia la romance con lui.
Bull è allegro e gioviale, sa essere serio quando ci vuole e sa scherzare quando occorre che lo si faccia. E Freddie Prince Jr. gli ha dato una voce che… che parlo a fare?
Lui poi è un tesoro con le sue Furie ovvero i suoi commilitoni della banda di mercenari di cui è il capo, si prende cura di loro come una mamma chioccia e vuole bene a ognuno di loro; dietro quei muscoli si cela tanta tenerezza, è un compagno che personalmente se lo incontrassi nella realtà… non me lo lascerei scappare.

Personaggio preferito maschile? Bull. Sempre e per sempre. Se voglio arrivare a fare una Top 3 dico: Bull, Varric (presente in Dragon Age 2 e Inquisition) e Zevran (presente in Origins come personaggio giocante e nel 2 in una comparsata).

Personaggio preferito femminile? Mi divido a metà tra la mia Custode Sheridan (personaggio di Origins ovvero la mia protagonista) e Cassandra (presente come personaggio giocante in Inquisition, ma la si conosce nel 2. Su di lei è incentrato il film Dawn of the Seeker).

Personaggio più complesso? Il bello di Dragon Age è che non esistono personaggi semplici e personaggi complessi: tutti sono perfettamente tratteggiati e dotati di tante sfumature che te li rende amati o odiati, ma non dirai mai che sono banali. Quindi dico tutti e non mi pento di dire così.

La morte più dolorosa? Ogni morte è uno spoiler sinceramente, quindi non so come fare in questo caso… *Spoiler* Io dico Duncan e dopo averlo conosciuto da giovane ne La chiamata il mio cuore piange ancora di più.

I cinque momenti migliori da feels? Per feels si possono indicare anche momenti lieti e quindi… *spoiler*

1) La storia d'amore travagliata di Loghain e Rowan ne Il trono usurpato (angst a palate);
2) Rivedere Gorim a Denerim se il tuo Custode è una nana nobile in Origins (angst anche qui a vagonate);
3) Dorian che racconta all'Inquisitore/Inquisitrice del rapporto che ha con suo padre in Inquisition;
4) La vicenda di Nicholas e Julien ne La chiamata;
5) La storia di come Bull conosce Krem, il suo secondo in comando nella compagnia.

Sono tutti angstosi, ma io sguazzo nell'angst.

Personaggio che hai detestato? Quel figlio della merda di Danarius, dico solo questo.

Cosa avresti voluto cambiare? Un certo atteggiamento di Alistair (personaggio giocante in Origins), che io non riesco a perdonare, come non riuscirei a farlo nemmeno con una persona nella vita vera.

Personaggio che vorresti morto e invece è vivo? Solas, da me ribattezzato “uovo marcio” per via della pelata e dalla sua testa che sembra un uovo o anche “Mastro Lindo”, la versione poraccissima.

Scegli solo un personaggio da far ritornare in vita. Bethany. La mia pupina!

Il maggior colpo di scena? Viene dal DLC Trespasser, quindi *spoiler*
Se in Inquisition si sacrificano le Furie (i mercenari di Bull, che è la sua famiglia), con tutto se sei in romance con lui, Bull ti tradisce e lotterà contro di te.

Best quote? Ne ho due a pari merito: “No one is born wise; we get that way only by enduring” (detta da Loghain) e “You have to fight for what's in your heart” (detta da Dorian).

Preferisci le voci originali o doppiate? Sono solo originali, e sono meravigliose.

Personaggio su cui ti sei ricreduta, in meglio o in peggio? Fenris. Giocando la romance con lui ottenendo il massimo dell'amicizia, ho notato quanto tiene davvero a Hawke e come riesce – per stare con lui/lei – ad avvicinarsi ad alcuni compromessi che per lui sono difficili da mandare giù. E poi la scena in cui *spoiler* racconta che non sa leggere perché – da ex schiavo – non gli era permesso imparare mi ha sciolta e impietosita tantissimo, al punto da dire “ti insegno io!”.

Gli antagonisti sono all'altezza dei protagonisti? Assolutamente sì. Non sono dei cattivi senza motivazione di essere cattivi, affatto.

Hai mai cercato dei video su youtube? Praticamente sempre!

Attore/attrice preferito? L'ho già citato prima: Freddie Prince Jr. che quando dà la voce a Bull renderebbe sexy persino la lista della spesa.

Personaggi secondari preferiti? Rowan Guerrin, decisamente lei!

Hai mai pianto? Alla Bioware sono amanti dell'angst, quindi sì, parecchie volte! Il momento in cui però piango di viva commozione è quando viene intonata The dawn will come, il momento in cui l'Inquisizione si fonda davvero. A tal proposito metto qui il link di una versione bellissima cantata in una chiesa. Io sono atea, ma questo non mi impedisce di amare un qualcosa a carattere religioso (anche se della religione del mondo fittizio dell'opera), che sia chiaro: l'arte e la sua bellezza esulano dalle credenze che uno ha.

Perché la tua OTP è superiore alle altre? Perché Bull è la gnoccanza fatta a qunari. Scherzi a parte, io non faccio mai pubblicità alle mie OTP per screditare le NOTP, viva il libero shipping purché non si cada nell'OOC merdoso.

Soundtrack preferita? Destiny of love, canzone del secondo gioco.

Il finale ti ha soddisfatto o deluso? Più che altro, essendo quello di Inquisition davvero aperto, ti viene da dire “datemi il quarto gioco ora”!

Un aggettivo per ogni personaggio che ti viene in mente? I personaggi sono tanti, farei un papiro!

Hai visto questo prodotto con superficialità per poi ricrederti o con alte aspettative iniziali per poi rimanerne deluso? Diciamo che non partivo prevenuta quando presi Origins; sapevo che ne parlavano benissimo anche le critiche, ma non sapevo cosa aspettarmi. Me ne sono innamorata.

NOTP? Hawke (sia donna sia uomo) con Merrill nel 2. La vedo solo come una sorellina.

Hai mai odiato il tuo preferito? Ammetto che certi sberloni a Loghain glieli darei volentieri, non giustifico affatto alcune sue scelte che trovo disumane.

Ti vergogni nell'ammettere di amare tale personaggio? Amo Loghain. *mette i manifesti*

Hai ricevuto bashing invece? Sì, perché non accoppio Zevran, Anders, Fenris e Bull a personaggi maschili, mi si è accusato di essere omofoba. Semplicemente per immedesimazione, non mi eccitano particolarmente pensare o vedere due uomini che fanno sesso, idem nel leggere fanfiction; viceversa con le donne lo trovo dannatamente eccitante e lo stesso con una donna e un uomo.

Unpopular opinion? Alistair di Origins mi sta palesemente sul culo per una scelta che fa, per un comportamento che ha.
*spoiler*
Se non sei una umana nobile, con tutto che ha una relazione con la tua Custode, non ti sposa. Adduce la scusa che il popolo non vedrebbe di buon occhio sul trono la tua Custode. Lui per primo ha sempre odiato le etichette essendo il figlio bastardo del re Maric, perché quando la gente lo scopre si comporta in modo diverso con lui rispetto a quando non lo sapeva, e temeva che anche la Custode – quando glielo confessa – avrebbe cambiato atteggiamento verso di lui. Visto che poi lui intavola sin da subito con la Custode una relazione seria, con tanto di dichiarazioni – imbranate sicuramente, ma dolci, tenere, sentite – è proprio da merde dire poi quell'affermazione di cui su. Penso che non avrebbe dovuto dire una cosa del genere e sposare la Custode al di là della sua razza e del suo lignaggio se in romance con lei perché dapprima avrebbe mostrato al popolo che si sposa per amore e che scegliendo una maga umana, un'elfa (maga o meno) o una nana le minoranze dei suoi sudditi si sarebbero sentite più rappresentate oltre al fatto che avrebbe avuto affianco chi diceva di amare. Per la mia visione delle cose questa è una cattiveria, non gliel'ho mai perdonata.

sabato 2 aprile 2016

Meta-pensiero. #01

Tempo fa avevo detto che, con ogni probabilità, avrei potuto ritagliarmi uno spazio un po' più personale su questa piattaforma; essendo che non obbligo nessuno a leggere i miei pensieri più intimi, sentitevi liberi di saltare a piè pari questo e nel caso qualsiasi altro post che recano questo titolo.

Il titolo non è scelto a caso: il docente di psichiatria ha parlato del "meta-pensiero" ovvero la capacità di pensare al di là del proprio pensiero o quello altrui; è come se salissimo su una scala e vedessimo dall'alto i nostri pensieri e riflettiamo su di essi in modo cosciente. Il meta-pensiero aiuta a dare risposte razionali e non istintive (che sono basate sulla necessità del momento) e si guardano i problemi da una prospettiva critica, analizzandoli logicamente. Permette quindi di migliorare molto, in modo consapevole, diventando magari più equilibrati. Fondamentalmente è quello che cerco di fare, ovvero trovare il mio equilibrio; non è affatto facile, ma se la via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, mi piacerebbe che oltre al pensiero e alle parole ci fossero dei fatti.

Sento dunque la necessità di mettere per iscritto qualcosa che sento potrebbe aiutarmi a stare meglio: per quanto abbia degli amici e possa confidarmi liberamente con loro, la scrittura è sempre molti passi davanti a loro. Ne ho bisogno, in parole povere, ho bisogno di riflettere con una pagina davanti e non è detto che quello che scriva possa avere senso alcuno. Considerando che scrivo anche dall'applicazione del cellulare (perché sono senza linea fissa) potrebbe essere che non ci sia né una testa né una coda.

Avrete senz'altro notato che è da un po' che non riesco a recensire o a scrivere dei post per il blog o delle nuove storie: le idee mi rincorrono fin troppo, saprei anche cosa dire, ma faccio in modo che le idee non mi trovino. Mi sento spenta, stanca, triste. Vorrei fare tante cose e invece ne riesco a fare molto poche, con degli esiti non proprio del tutto positivi. L'unica cosa che riesco a fare è dormire e sebbene i miei occhi ne abbiano tratto giovamento, dormire troppo non va bene. Questo per me è molto frustrante. Mi scuso con i lettori, ma non sto vivendo un bel periodo. Si è soliti dire che quando la causa del nostro malessere è a noi esterna non si può fare nulla per cambiare la situazione; analizzando meglio le cose potrei dire che se queste cause esterne riescono a penetrare nel nostro interno vuol dire che innanzitutto sono riuscite a entrare in noi e quindi per quanto possano essere esterne sono comunque giunte a contatto col nostro io, ragion per cui ci riguardano e si potrebbe provare a risolvere le cose.

Sono una persona tendenzialmente incazzosa e incazzata e, per quanto oggigiorno mi arrabbi solo per cose davvero per me importanti, ecco che alle volte le cose per cui mi arrabbio si concentrano tutte nello stesso periodo, nella fattispecie questo.

Questo periodo è per me, contrariamente alla primavera sopraggiunta, molto uggioso e mi sto trasformando in una vecchia orsa, nel senso che sebbene possa confidarmi con le persone non ci riesco. Sto passando delle fasi di mutismo che vengono interrotte solo dalle conversazioni telefoniche o quando impreco perché mi succede qualcosa. Ho tanto da dire, ma non me la sento di parlare con gli altri. Mi sono chiesta il perché e la risposta era sempre insita in me, anche se non volevo esternarla: non voglio pesare sulle persone. L'amicizia è sostenersi a vicenda, aiutarsi, costruire qualcosa (perché si anch'essa si alimenta tutti i giorni, come ogni sentimento) e so bene che posso contare su persone che mi vogliono bene, eppure in questi momenti in cui mi sento fin troppo lamentosa ho paura di essere di troppo, di dare fastidio: questa è una paura che ho sempre, perché le persone che si sono succedute nella mia vita (e quelle che non ho potuto mandare al diavolo me le devo tenere ancora davanti, ma si spera per poco) mi hanno sempre fatto sentire piccola, infinitesima, inutile, una di quelle persone che non ha niente da offrire a livello intellettuale, morale, come persona dotata di sentimenti. 

Il risultato è stato quello di non avere una sana autostima: come avrebbe potuto averne una ragazza che è sempre stata sminuita, deprezzata e considerata come una persona di cui si può fare a meno, una persona da sfruttare solo quando fa comodo per poi gettarla via? Sto costruendo la mia autostima giorno per giorno e anche in questo caso mi ritrovo a dire che è difficile; ci sono però giorni in cui è più difficile rispetto agli altri perché vedo che quello che faccio non raggiunge i risultati sperati e quindi tutte le insicurezze ritornano più forti e più prepotenti che mai, arrivando anche a disturbare i miei sogni: ho iniziato a prendere la melatonina per dormire la notte e non avere incubi. Preferisco un sonno senza sogni anziché avere gli incubi che mi fanno svegliare nel cuore della notte.

Considerando poi la mia vita mi sento incerta sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista sentimentale, sia su quello familiare. Sulla seconda non mi dilungherò molto: sono sfigata, la sfortuna mi perseguita e le persone che desiderano soltanto trattarmi come un oggetto (detto meglio soltanto come un buco) sono attirate da me come le mosche sono attratte dalla carne in putrefazione. Io non condanno le persone che desiderano rapporti occasionali e non succederà mai; quello su cui voglio mettere l'accento è che non fanno per me, i rapporti occasionali. Per far sì che io sia attratta fisicamente da qualcuno ho bisogno di conoscere dapprima la mente della persona, quindi ci interagisco, ci passo del tempo, la mia è un'attrazione cerebrale e mi piacerebbe costruire qualcosa. Nel caso in cui si voglia avere a che fare con me per qualcosa di blando non esiste, nel caso si voglia tradire la ragazza con me non esiste per niente, né in questa né nelle altre vite o negli altri universi alternativi. Quando si interagisce con le persone si deve essere sinceri, dire quello che si vuole subito, di prese per il culo ne ho già avute troppe (e continuano).

Parlando della mia famiglia, non sono in buoni rapporti con essa, specie perché la mia famiglia non mi sostiene e non mi supporta; è una famiglia in cui "o fai come diciamo noi o niente", "tu sei un'incapace", "lascia perdere la scrittura ché non ti dà il pane", "vedi di trovarti qualcuno ché sei una zitella", "sei presuntuosa, arrogante e anche brutta, ecco perché non ti vuole nessuno"... queste sono alcune delle cose che mi sento dire più spesso da loro. Mio padre poi non perde occasione di dire che mi vorrebbe fare nuova nuova a suon di ceffoni perché rispondo a tono e non mi sottometto come una "brava schiava del padrone che mi ha dato 23 cromosomi" e mia madre si sente in competizione con me e ha da ridire su ogni cosa, a partire da quanto faccia schifo il mio sugo a differenza del suo (e non è vero, perché se c'è una cosa in cui sono sicura di riuscire è la cucina), fino ad arrivare a dire che leggo dei libri di merda perché "non hanno né capo né coda" e su questa cosa avrei da ridire perché mi sa che il problema non sono io o i miei gusti, è mia madre che gradisce cose meno impegnate. Legittimo sicuramente, ma dire che io sono un'idiota a partire dalle mie letture e dai miei gusti musicali... probabilmente un'imprecazione l'avrebbero tirata tutti se fossero nei miei panni.

Avere a che fare poi col resto del parentado che si accapiglia sull'eredità del nonno, l'unica persona che mi voleva bene a cui io voglio tuttora un bene dell'anima, mi sta spossando. Non nascondo che i miei zii (con mogli e figli al seguito) sono un cumulo di ignoranti e credono di poter infinocchiare mia madre che, è il caso di dirlo, è una di quelle persone che per definizione secondo me aspira a voler diventare una Mary-Sue: vuole essere sempre buona e gentile, educata e cortese con tutti. Sì, mamma, e poi i tuoi fratelli te lo vogliono mettere in un certo posto. E siccome deve ancora nascere qualcun altro che possa fregarmi (quei due che lo hanno fatto avranno una visitina dal karma) è andata a finire che sono io quella che si interessa delle carte e di ogni elemento che va dalle multe (perché se è vero che la legge non ammette ignoranza è altresì vero che la gente non va a vedere l'albo pretorio al municipio per sport e nessuno ha mai informato con una lettera che le leggi sulle concessioni terriere da parte dello Stato siano cambiate, ma tanto chi è sempre in torto sono i poveri cristi, del resto), alle volture e agli estratti catastali. Per essere onesti poi, è inutile che dite "io devo tutelare i miei interessi" perché quando vostro padre aveva un tumore non ve n'è fregato un cazzo e nessuno si è mai interessato ad accompagnarlo per la chemioterapia o interessarsi dopo dell'accaduto. Non è che mio nonno, che mi ha fatto da padre (e se lo ha fatto con me con tanta dolcezza e amore sicuramente lo ha fatto anche con voi), aveva la sfera cristallo per predire di  che sarebbe caduto in depressione dopo il tumore per lasciarsi morire di inedia e non ha stilato nessun testamento, perché a voi frega solo della proprietà, perché altrimenti non direste "alla terra da me" (non è italiano, ma le citazioni si devono fare per bene). Se potessi mettere sotto con un trattore tutte queste persone penso che starei meglio, proprietà o non proprietà, a me non cambia niente: tutto quello che mi ha insegnato il nonno per me è l'eredità migliore che potessi mai ricevere, che trascende il vile denaro.

Professionalmente parlando... sono davvero felice di fare la redattrice e scrivere per Zona SISMica e sono coinvolta anche in un nuovo progetto che riguarda la mia passione più grande ovvero la lettura (ma fin quando non vi mostrerò nulla non dico altro; non credo nella sfortuna, però mi piace annunciare le cose quando ho la totale sicurezza) e adesso devo impegnarmi sul serio perché per questo mese su ZS c'è proprio il buco nero per ciò che riguarda l'area SCORA, ragion per cui mi metterò sotto io sistemando e terminando l'articolo sulle unioni civili; ci tengo particolarmente, in tutt'onestà.

Professionalmente parlando... il mobbing che fanno gli specializzandi ai tirocinanti che vorrebbero fare l'internato in un dato reparto è spaventoso. Ricordate che siete stati anche voi studenti di medicina, non fate tanto gli arrivati, specie se poi scopri che da Roma siete tornati in patria e c'è papino a medicina interna, eh. Sono stata trattata malissimo da una specializzanda in ginecologia, che ha avuto da ridire sul mio rossetto. Una dei dirigenti medici in cardiologia mi aveva fatto dei complimenti su come fossi carina e come il mio trucco stesse bene col mio viso e su come le sembrava appropriato per un reparto: non vedo perché una donna sulla cinquantina avrebbe dovuto mentirmi, mentre io le avrei fatto una standing ovation quando alla perla "il mio ragazzo non vuole che mi trucchi" di una mia collega rispose dicendo "una donna deve scegliere da sola se truccarsi o meno e non perché lo dice qualcun altro, si deve rispondere solo di se stessi". Questa specializzanda invece... ci sono rimasta male perché è dalle piccole cose che si capisce come si comportano le persone con te; averlo ribadito più volte ridendo con l'infermiera è stato anche odioso. Per citare una ragazza che adoro con la sua replica al mio post di sfogo su faccialibro (grazie di cuore, Dra, mi hai risollevato la giornata) "pensavo di essere in un reparto e non su una rivista di Vogue": io avrei risposto dicendole "vediti la ricrescita che lo stacco nero sul biondo 'appicciato' è quasi più grezzo del tuo modo di parlare".

Ne conseguì che iniziai a riflettere sul fatto di sentirmi un vero e proprio pesce fuor d'acqua perché di critiche sul mio aspetto ne ho ricevute parecchie (sei brutta, sei una balena, è inutile che ti credi bella perché hai un viso passabile, sei sempre brutta anche se hai i capelli lunghi, ecc ecc), ma su un ambiente professionale, da persone giovani che non hanno tanti anni in più di te non ti aspetti certe cose; già i tirocini in Italia, per gli studenti di medicina, nella maggior parte dei casi sono delle perdite di tempo perché di mettere le mani sui pazienti non se ne parla, di imparare qualcosa perché la gente non ti calcola manco a pagare a peso d'oro e quindi finisce che reggi il muro (o trovi posto in sala d'aspetto e fai le parole crociate che ti metti nel camice) deprimendoti perché se non vedi un accidenti come fai a capire che quel reparto può interessarti? Come fai a capire che quel reparto può essere la tua strada? NON.LO.CAPISCI.
Per colpa di primaria acida e specializzanda acida con cui dovrei stare parecchio mi sta passando la voglia di chiedere l'internato in ginecologia e questo mi ha fatto cadere le braccia. Oggigiorno il test per la specializzazione è nazionale, ma l'internato per la tesi si chiede dove studi e in un clima così ostile e brutto non vorrei stare. Da qui il dilemma: fare qualcosa che ti piace dove la gente ti tratta come una merda oppure fare qualcosa di cui non ti frega nulla con un clima più sereno e persone meno carogne?

Questo è un periodo in cui oltre a non riuscire a scrivere non riesco a leggere come vorrei; non è un vero blocco del lettore, ma è più un mainagioia che si estende anche alla mia capacità di leggere qualcosa. Solo ieri l'altro ho iniziato a leggere, dopo settimane in cui non toccavo libro, Vita di corsia, un libro di Jaddo, una dottoressa di medicina generale francese che ha scelto questo pseudonimo a partire da un blog per parlare delle sue disavventure di tirocinante e specializzanda in quello che è il percorso di studi della facoltà di medicina e chirurgia in Francia. Mi sono resa conto che quello che sto vivendo io lo ha vissuto anche lei, con tanto di risposte sarcastiche mai dette sia ai pazienti che mentono o che pensano che il medico debba fare tutto ciò che loro pretendono, sia ai primari che non ti calcolano che però obbligano a frequentare il reparto dove sei solo un reggi-muro, sia agli specializzandi "ormai arrivati" che si credono divinità scese in terra. La sua rabbia contro la gente cattiva e menefreghista ha trovato un corrispettivo anche nella mia e mi sono sentita capita: mai avrei pensato che in questo periodo sarei stata "capita" da un libro, capita da una persona che non conosco, ma che ha detto molte verità che spesso vengono taciute per questo o per quel motivo. 

Questo libro mi ha fatto sorridere, uno dei pochi sorrisi sinceri che ho fatto (seppur da sola, a casa) in questo periodo e dopo averlo letto ho deciso di fare alcune piccole cose che spero possano sistemare le faccende esterne che sono entrate all'interno di me.

Ci sto lavorando e mi auguro possa funzionare. Se così dovesse essere potrei anche definirli per bene in un altro meta-pensiero.