giovedì 7 gennaio 2016

Game of Thrones Tag

In enorme ritardo rispetto a quando mi ha citata in giudizio Dario, rispondo volentieri a questo tag.
Avrei dovuto farlo in video, ma non mi risulta possibile, e spero vivamente che sia gradito anche per iscritto.

Lo dico prima: rientro nella schiera dei lettori rompicoglioni e lo ammetto, quindi se in certe affermazioni mi sale il Mosconi sapete il motivo. Sono del parere che... ve lo dico dopo.

Partiamo subito, mettiamo la sigla e iniziamo!

Dimenticavo: chiunque volesse farlo e dirmi la sua non si faccia pregare!

Come hai scoperto la saga/serie?

Ho scoperto la saga tanti anni fa, quando ero molto verde, nel 2004, credo a novembre/dicembre di quell'anno.
A luglio dello stesso anno morì mio nonno, che mi aveva fatto appassionare alla lettura e a Tolkien (non presi più un libro del Professore per anni dopo la sua morte) e avevo perso davvero interesse per la lettura, non leggevo più.
Lo aveva notato anche la bibliotecaria del mio paese, che non mi vedeva più e così decise di chiamarmi a casa dicendo che voleva darmi qualcosa. Controvoglia andai in biblioteca e mi porse i quattro libri “spezzati” (le prime edizioni erano spezzettate) che compongono i primi due libri della saga. Seppe prendermi col piede giusto ovvero non mi impose la lettura – non esiste che qualcuno mi costringa a leggere –, ma mi sfidò a leggere quei libri. Quando vengo sfidata nel fare qualcosa è raro che io rifiuti la sfida e do il meglio di me e se li avessi letti mi avrebbe regalato qualcosa che desideravo. Andò a finire che li lessi, anche velocemente come al solito, mi piacquero e ricevetti un bel foulard verde che ho ancora oggi. Non è la “saga che mi ha cambiato la vita”, ma mi ha permesso di riprendere a leggere, e non lo nego.
Scoprii la serie dopo che me ne aveva parlato un'amica all'università, non sapevo nemmeno che ci fosse; lasciando passare molto tempo da quando me ne parlò la iniziai a vedere. All'inizio mi ci ritrovavo, poi col tempo il Germano che è in me ha iniziato a scalpitare.

Qual è la tua casata preferita tra Stark e Lannister?

Per quanto io possa esser attratta dai biondi, io sono Team Mainagioia, ovvero Team Stark. Sono una che ha il mainagioia nel sangue, e non posso non condividere la sventura con loro.

Chi è il tuo personaggio preferito della casata Stark?

Sarà banale – o impopolare –, ma dico Ned Stark.
Ha il suo senso dell'onore, un suo codice morale, è austero e fermo, per certi versi mi rivedo in lui. E poi lo reputo un buon padre. Mi piacciono i personaggi che sono dei buoni padri, visto che col mio non corre buon sangue, tutt'altro.

Chi è il tuo personaggio preferito della casata Lannister?

Sarò banale anche qui, ma dico Tyrion. Attenzione, il Tyrion dei libri.
Per quanto trovi Peter Dinklage un attore dannatamente bravo, nella sceneggiatura della serie Tyrion è stato reso quel personaggio per cui non puoi non parteggiare, il beniamino di tutti, quello impossibile da odiare. Lo rende anche molto più bello: leggendo i libri io l'ho sempre figurato più brutto di Quasimodo (e le descrizioni parlano chiaro) e dopo la battaglia delle Acque Nere aveva perso mezzo naso, e non ha una cicatrice che lo rende figo.
Nel libro Tyrion possiede un lato oscuro molto più marcato, ha tentennamenti e incertezze ben più vive, che lo rendono molto più umano, imperfetto, ma non per questo orribile. È intelligente e astuto, un degno uomo che avrebbe ammirato Machiavelli, è dotato di humour e di autoironia, ma sa essere molto duro e crudele coi suoi nemici. Adoro anche il suo simpatizzare per gli emarginati dato che lui per primo si sente – e perché lo è – tale e il suo buon cuore che certe volte lo rende fesso.

Qual è il tuo personaggio preferito?

Dato che sono diventata scaramantica con questa saga, non dirò a voce alta un personaggio preferito ancora vivente, ma vado con quello che ha tirato le cuoia, con mio sommo dispiacere e dolore: Oberyn Martell, alias la Vipera Rossa.
Un uomo intelligente (sono attratta dalle persone intelligenti, lo stesso vale per i personaggi), dalla tempra vivace e passionale. Molto passionale.
Adoro il fatto che si occupi delle sue figlie, che voglia loro bene e che non le tratti da bastarde sebbene sulla carta lo siano, e si preoccupa anche di riconoscerle, di dare loro un titolo, ma soprattutto gli ideali di libertà e indipendenza (l'ho già detto che mi piacciono i bravi padri?). Tiene moltissimo alle persone a lui care come le figlie, sua sorella ed Ellaria. È anche molto vendicativo e scoppiettante. Come sempre, devo trovare qualcosa che mi permetta di immedesimarmi.
Anche lui è dotato del senso dell'onore, ma adoro anche il fatto che se ne freghi bellamente di ciò che gli altri pensano di lui e mi piace anche per questo.
Leggendo i libri me l'ero immaginato molto diverso nell'aspetto, ma Pedro Pascal lo ha reso molto carismatico e vivo come personaggio, molto suo.
È stata una delle pochissime cose che ho amato della quarta stagione: Oberyn Martell.
E non per dire: “The Targaryens talk of fire and blood. In Dorne, our blood is fire”.
Amen.

Qual è il personaggio che ti piace di meno?

Non è che si tratti proprio del personaggio che mi piace di meno, ma qui è vero e proprio odio allo stato puro. Daenerys Targaryen. La detesto.
Sarà un'unpopular opinion questa, ma la esprimo.
Non voglio parlare del fatto che la si consideri o meno la degna erede al trono (per chi se lo stesse chiedendo io sono per Stannis the Mannis, e anche qui dico quello del libro), ma proprio del personaggio stesso e ne ho sia per quella dei libri sia per quella della serie.

Daenerys della saga.
A lungo andare i suoi POV nella lettura mi hanno molto annoiata, all'inizio mi piaceva e compativo anche quella tredicenne mossa come una pedina e vista come merce di scambio per gli scopi di un esagitato pazzoide che aveva per fratello.
Da A Clash fo Kings ho iniziato a sbadigliare, era come se si fosse raggiunto un livello di piattume inaudito e in A Dance with Dragons mi sono molto rotta le palle delle “sfumature di Daario”. Giuro, mi sono davvero scartavetrata.
Ma ciò che odio di più è il suo carattere. È davvero arrogante e pensa di essere moralmente superiore a tutti.
La sua arroganza la vedo proprio come un “cacciare la testa fuori dal sacco tutto in un colpo” (“eh, ma dopo che ha smesso di subire le angherie del fratello si è sentita libera”, mi è stato detto), ma la sua importanza le è derivata di iniziare a credere molto di più nell'essere una Targaryen dopo aver avuto i draghi in stile “ma io so' io e voi... non siete un cazzo” (citazione necessaria).
Lei è la madre dei draghi, la non bruciata, la nata dalla tempesta, il sangue del drago, khaleesi... manca solo che chieda anche il titolo di ing. gran. test. di caz. che il buon Fantozzi aveva ricevuto quando fece carriera. Ma quello glielo darei io.
La sua supposta superiorità morale le deriva dal ritenere di fare la cosa giusta laddove non lo fa per nulla, dimostrato dall'evidenza dei fatti. Ha permesso ai suoi uomini di stuprare delle ragazzine innocenti davanti al loro padre, non ha punito degli schiavi quando un ragazzino le ha detto che la sua famiglia è stata uccisa dagli schiavi stessi (con tanto di violenza alle sorelle, tanto per non farci mancare lo stupro anche qui).
Sono gli stessi atteggiamenti che adottano i sovrani che lei detesta, contro cui lei lotta, ma quando li ha lei tutto è giusto, tutto è buono e tutto sta andando nel migliore dei modi.
Il suo non ascoltare i suoi consiglieri, in virtù del fatto di aver reso la massima del marchese Del Grillo come propria, non è quello che mi aspetterei da una regina che vorrebbe essere il più equa e giusta possibile. “Ma è una ragazzina, è normale che faccia di testa sua e si comporti così”. No, l'età non la giustifica di certo. Si è montata la testa peggio del fratello e forse anche lei ha qualche ritardo mentale derivato dall'inbreeding.
Anche Sansa è una ragazzina (e io sono proprio l'ultima persona che la adora come personaggio), ma le esperienze l'hanno segnata, non è rimasta una cretina.
Diamo a Sansa ciò che è di Sansa.

Daenerys della serie.
Questa mi ha annoiata ancor di più di quella dei libri e la trovo più arrogante che mai.
Reclama un trono che secondo lei deve ricevere messo su un piatto d'argento, come se le fosse dovuto. Aspetta e spera, cara mia!
Sembra che debbano venerarla e servirla in tutto e per tutto (nella seconda stagione quando chiede le navi ha avuto davvero la pretesa che le navi le venissero date senza se e senza ma), ma quando non riceve ciò che vuole ecco che pesta i piedi a terra, impazzisce e inizia con i suoi tafferugli distruttivi o con le armi o coi suoi draghi.
Se non è immaturità questa...
Il suo modo di fare non è quello di una donna che io mi troverei ad ammirare, nossignore.
È diventata poi una grossa e colossale Mary-Sue. Tutti (i suoi sudditi) la adorano e tutti ritengono sia perfettissima e infallibile, e possiede i draghi, un qualcosa che nessun altro ha, un'arma suprema, per così dire. Ha i suoi difetti – arroganza, scarsa capacità al governo, il suo sentirsi sul piedistallo, una crudeltà che spesso emerge – e sarebbe fantastico vedere che questi difetti le venissero fatti notare in qualche maniera, perché renderebbero il tutto più umano e realistico, ma no, non accade.
Né gli altri personaggi né i fan se ne rendono conto.
Che sia la beniamina di D&D? Hanno cercato di renderla quanto più gradevole possibile, e hanno cercato di appianare i suoi difetti e hanno aggiunto scene dove appare magnanima e autorevole, con la conseguenza che sia sempre impeccabile, perfetta, onnisciente e onnipotente e, considerando anche che Emilia Clarke è una bella donna, va da sé che la kalokagathia (il concetto che una persona di bell'aspetto sia necessariamente anche una buona persona, unendo estetica ed etica) sia presente anche ai giorni nostri.

Cosa pensi della serie e dei libri?
Cosa ti aspetti di più dalla nuova stagione o dal nuovo libro?

Ho unito le due domande per dare una risposta globale. Libri e serie sono ormai talmente divergenti che la quinta stagione è stata quella che mi ha fatto dire che non proseguirò la visione della stessa.
Grazie, ma no grazie. Non perdonerò mai come mi hanno reso Stannis, le Serpi della Sabbia, tanto per iniziare. Al massimo mi farò raccontare tutto da chi ha ancora la voglia o il coraggio di vederla. Non mi danno fastidio gli spoiler, quindi non mi pongo alcun problema.
Aspetto i libri e mi auguro vivamente che tanta attesa sia ripagata, perché gli ultimi due libri di Martin hanno secondo me perso lo slancio e la bellezza che caratterizzava gli altri, come se non sapesse nemmeno lui dove voler andare a parare e questo lo trovo un vero peccato.

Sono una di quelle lettrici rompicoglioni e non lo nascondo. Il mio non è da ascrivere al fanatismo, perché ho tanti difetti, ma fanatica non sono, il mio massimo è quello di essere una purista Tolkeniana, e in questo caso non c'entra molto. Sono del parere che, quando si vuole trasporre un'opera sullo schermo (grande o piccolo che sia) bisogna attenersi quanto più scrupolosamente possibile all'opera base. Se il regista vuol far di testa sua o la sceneggiatura vuole stravolgere tutto allora non esista che venga detto "tratto da" e nemmeno "ispirato a", perché se i cambiamenti sono talmente enormi e abissali al punto da non riconoscere più nemmeno i personaggi allora è bene chiamare il nuovo prodotto non come l'opera originale, ma con un altro titolo perché non rispecchia più ciò da cui si è partiti. Non trovo giusto privarsi della visione di un qualcosa di un'opera che ci piace e che ci interessa: si possono creare delle ottime trasposizioni (come la trilogia svedese di Millennium; per quanto possa adorare i film di Fincher non ce n'è nemmeno per lui e la vera Lisbeth è e resta sempre Noomi Rapace) o buone trasposizioni (come la trilogia de Il Signore Degli Anelli che, per quanto sia stata variata – e io possa dirne – resta un buon lavoro per il semplice motivo che è riuscito a ricreare l'atmosfera epica e le vicende nel complesso risultano quelle. Non parlo de Lo Hobbit, e lo ribadisco). Se iniziassi a dire cosa mi dà fastidio probabilmente vi farei spoiler se non siete in pari con la serie, quindi non dico niente, per questa volta.
Se mi permetto di dire qualcosa è perché, a differenza di quanti se ne dimenticano, sono una testa pensante e se voglio dire qualcosa ho il diritto di farlo, dato che ragiono e rifletto su quanto ho da dire.
A questo punto si avrebbe il diritto di darmi della fanatica? Se si conoscesse il significato della parola si capirebbe che il fanatico non vede altra idea se non la sua e se così fosse non cercherei il confronto.
Ma cosa mi devo aspettare da qualcuno che si mette a dire "se non leggi libro X non capisci un cazzo di libri"?

Se potessi essere uno dei personaggi chi vorresti essere e perché?

Ma ovviamente la regina Mary-Sue! Chi non vorrebbe ricchezza, fama, potere, e uno stuolo di persone che fanno tutto ciò che chiedi in un battibaleno?

Scherzi a parte, vorrei essere nonna Olenna. La voce della ragione, del giusto mélange tra capacità politiche e spirito, oltre al suo sarcasmo pungente.
Non si astiene dal dire la sua (faccio lo stesso anche io) ed è molto brava nelle negoziazioni, cosa non da sottovalutare.

Qual è la tua stagione preferita o qual è il tuo episodio preferito?

Dico la quarta stagione solo per Oberyn. Non sono molto affezionata alla serie, dato che ho sempre qualcosa da ridire.

Qual è la tua “cotta”?

Dato che le mie cotte passano prima per la testa per poi per tutto il resto ho citato prima due personaggi per cui prenderei una bella cotta: Oberyn e Tyrion.
Sì, anche per Tyrion, quello dei libri. Ho iniziato ad amare da bambina Leopardi ammettendo con cuor leggero che me ne sarei bellamente fregata del suo aspetto che succede anche nella vita reale.
Questo parlando di personaggi in senso stretto.
Parlando di attori la mia cotta è Natalie Dormer. Lei è proprio il mio sogno erotico e mi fa piacere molto Margaery Tyrell. Cosa non è quella donna. La adoro, sul serio.

lunedì 4 gennaio 2016

"Cosmétique de l'ennemi", recensione libro.

*Contiene spoiler*

Anno nuovo, nuove recensioni!

Ammetto che mi mancava proporvi qualcosa che ho avuto modo di leggere; non ho mai smesso di scrivere recensioni, ma quello che stava venendo a mancare era il mio mordente, derivato dal fatto che spesso non mi si prende sul serio, non mi si presta attenzione e chiunque tranne me sia capace in quello che faccio con più passione.
Sì, mi sono demoralizzata perché il mio obiettivo è quello di parlare di ciò che più amo e di essere ascoltata, e in questo i lettori fantasmi non aiutano, dato che amo i confronti costruttivi, gli scambi di vedute, e non le offese gratuite.

Fatto sta che ho deciso di fregarmene perché finalmente mi sono resa conto del mio valore come persona – in ogni ambito, compreso questo – e quindi di continuare sulla scia di un rinnovato entusiasmo.
Dato che si tratta di una passione e non di un lavoro, non avrò scadenze fisse, ma non appena avrò del tempo – in base anche a come sono ispirata – le rubriche saranno rimpolpate.

Dopo aver detto quello che sentivo di dire, partiamo con la prima recensione dell'anno, ossia con Cosmétique de l'ennemi, in italiano Cosmetica del nemico, di Amélie Nothomb.

Non so se l'ho mai detto, ma parlo più lingue e se ho l'occasione di leggere in lingua originale non me la faccio scappare di certo! Questo mi porta anche ad avere a che fare col libro vero e proprio, senza traduzioni che possono migliorare o peggiorare (alle volte accade) il libro. Proprio come in questo caso, l'ho trovato in francese.
C'è uno spoiler; ho cercato di non inserirne, però poi non potevo spiegare bene delle cose e spero sia il più leggero possibile nei toni. Posso però dire che secondo me già leggendo la trama in due righe quello che può essere visto come spoiler si capisce benissimo da sé, perché io per prima quando ho scoperto tutto non mi sono molto stupita.
Avvicinatevi a vostro rischio e pericolo, se volete.


L'autrice: Amélie Nothomb, nata a Kōbe nel 1967, è una scrittrice belga di romanzi, novelle e per il teatro.
Ha viaggiato e vissuto in vari Paesi del mondo per via del mestiere del padre (ambasciatore). Alcune vicende particolari della sua vita come il senso di straniamento e di difficile integrazione come persona negli Stati in cui andava a vivere, le vessazioni in campo lavorativo che ha vissuto a Tokyo dopo la laurea, oppure il fatto di aver sofferto di anoressia hanno molto influenzato i suoi testi, al punto di averne parlato in opere come Stupori e tremori e Biografia della fame.
Il suo primo libro, che le diede anche fama e riconoscimento, è Igiene dell'assassino.
Da lì segue poi una vasta produzione letteraria; in Italia i suoi libri sono tradotti e pubblicati dalla casa editrice Voland. Cosmetica del nemico è il suo decimo romanzo.

La trama: siamo in un aeroporto francese. Tutto ciò che accade in poche ore in questo luogo è il punto centrale di tutta la vicenda. Il signor Jérôme Angust è in sala d'attesa a causa di un ritardo del suo volo; sta leggendo un libro, fino a quando non gli si avvicina un uomo, un olandese che dice di chiamarsi Textor Textel, che inizia a parlargli della sua vita, disturbandolo.
Ne consegue un dialogo basato sull'alternarsi delle battute dei due personaggi, ma più continuano a parlare, più il grande incubo di Angust prende forma e vita grazie alle incessanti parole di Textel e da lì tutto cambia, portandoci a scoprire una realtà diversa da quella che ci era presentata con dei risvolti imprevisti..

Il consiglio musicale: ritengo che il brano che possa riassumere tutto sia Nightmare degli Avenged Sevenfold. Lo trovo perfettamente calzante, per quanto il ritmo della canzone sia marcato, deciso, a dir poco urgente e rapido, rispetto a quello della narrazione, ma già il verso “now your nightmare comes to life” è molto eloquente, come anche “you should have known the price of evil”. Vi allego anche il testo della canzone, se l'ascoltate con le parole a portata di mano potrebbe darvi molto di più.

La recensione: questo è il mio primo approccio alla Nothomb. Sapevo per sentito dire che è molto particolare, che o piace o non piace, ma constatarlo di persona è sempre diverso.

Sono incappata in un libro davvero bizzarro e credo sia proprio il termine giusto, perché sebbene molte cose non mi siano andate a genio, ho il desiderio di voler leggere altro di questa scrittrice al più presto (e qui ringrazio la biblioteca provinciale che è fornita).

La vicenda ci viene presentata direttamente, in medias res, e a parte un brevissimo incipit, siamo subito in questo aeroporto, di cui non sappiamo la collocazione, e successivamente abbiamo il continuo susseguirsi di botte e risposte da parte dei due interlocutori.
Nessun intermezzo di prosa, nulla, a parte ciò che viene detto a fine battuta per dare qualche connotato in più al di là delle parole dette in dialogo o i pensieri dei due protagonisti che sono tra virgolette.

Mi hanno molto ricordato Ale e Franz, perché se Textel ha tanta voglia di chiacchierare, di parlare di sé e della sua vita, Anguste non ha proprio nessuna intenzione di stare ad ascoltare ciò che gli viene detto, tutt'altro.
Immaginate la scena: due uomini – di cui uno ha un libro, proprio come Ale legge il giornale –, seduti in una sala d'aspetto – la panchina dei due comici – e il loro interagire ben definito.
Un uomo che parla a ruota libera e l'altro, scocciato, che ascolta, quando non vorrebbe proprio farlo.

Lo scambio di battute è anche molto simil-Zelig, si tende ad andare molto sul demenziale e spesso si poteva evitare dato che non solo risulta dispersivo, ma, per quanto dei personaggi possano essere sarcastici, Anguste e Textel danno proprio l'idea di essere troppo carichi di sarcasmo, al limite dell'irreale. È come se incarnassero delle caratteristiche ben definite che solitamente vengono dati ai personaggi teatrali o proprio a quelli comici di cabaret che sottolineano tic particolari delle persone.

Ho comunque apprezzato il politicamente scorretto degli stessi nel loro parlare.

I dialoghi sommano in loro il macabro, il bizzarro, l'assurdo, l'eccentrico, come il citare più di una volta il chiosco degli hot-dog del Boulevard de Ménilmontant vicino al cimitero di Père Lachaise a Parigi (da notare il contrasto della penuria di dettagli della vicenda nel presente, ma la ricchezza al contrario nelle vicende del passato di Textel), ma non per questo sono lineari.
Appaiono contorti, per quanto il linguaggio della scrittrice in questo romanzo sia molto chiaro, non utilizza parole di difficile comprensione, tutt'altro. Parole molto semplici in una prosa che diventa complicata, ma che è mirata, è intrisa di uno scopo ben preciso.

Lo stile con un linguaggio che riprende molto bene le espressioni colloquiali (per esempio les flics ovvero i poliziotti in gergo) diventa dunque tagliente, perché ci si ritrova faccia a faccia con la propria nemesi, che diventa la nostra stessa coscienza, che ci segue come un'ombra.

Ognuno di noi, per quanto possa tendere al bene o essere buono (persino un paladino!) ha dentro di sé un demone, spesso sconosciuto, ma che si rivela essere il nostro peggior nemico.
Aspetta lì, approfittando di un nostro momento di tentennamento nella mente e nel cuore per fuoriuscire.

La voce dell'interlocutore, così pressante, addirittura noiosa, per Anguste è la voce di ciò che si vuol mettere a tacere, perché non la si vuole ascoltare.
È la voce che ti irrita, che ti rende aggressivo, dato che non si vuol sentire la verità schiacciante della tua coscienza, così dura da accettarla, al punto da sopprimerla nei meandri più infimi e oscuri dell'animo, sperando di dimenticarla una volta per tutte.

E da qui ci si può chiedere: il tutto non sa di già visto? Non sembra anche a voi che la trama sia davvero poco originale?
Effettivamente sì, l'idea di parlare con la propria nemesi è già stata sviluppata in passato, eppure questo libro, nella sua brevità, con tutto il suo essere sopra le righe, riesce a mettere a nudo l'animo umano.
Ecco anche il motivo per cui lo spoiler per me non è tale, come avevo detto in precedenza.

Già il titolo parla molto chiaramente riguardo a tutto questo: si utilizza la semantica della parola cosmetica e ogni piccolo dettaglio diventa più chiaro.

Textel afferma: «La cosmetica è la scienza dell’ordine universale, la morale suprema che determina il mondo. […] Non è colpa mia se gli estetisti hanno recuperato questa parola ammirevole» e il suo stesso nome parla per lui. Nella sua ridondanza, “egli” è proprio una texture di testi, una voce dotata di parola che spesso non parla, una coscienza a lungo repressa.
I nomi parlanti, che danno un connotato più incisivo alla personalità dei personaggi è un qualcosa che ho sempre apprezzato, perché mi permette di andare al di là del testo per cogliere qualcosa di più.
Allo stesso modo Jérôme Angust ha un suono duro nella pronuncia, specie a ridosso della r da arrotolare sulla lingua, pronta a sottolineare l'aggressività del suo rivolgersi a Textor, dotato di una cattiveria nei modi e anche nell'animo, a partire dalla sua giovane età.

Quando ci viene narrato che un Angust bambino aveva augurato la morte a un suo compagno di classe perché era lodato e benvoluto a differenza sua e poi scopre il giorno dopo che questo bambino era morto per davvero ha sì dei sensi di colpa, ma vengono subito sopiti, e col tempo questo rimorso non ci sarà mai più.

Una domanda postami a caldo dopo la lettura, legata a questo episodio appena descritto, è stata: Textor ha narrato a Jérôme un aneddoto che, per quanto abbia nascosto nella sua anima, gli è noto, perché lo ha vissuto proprio lui; come ha fatto dunque a non capire subito chi fosse Textel? Ci doveva arrivare così tardi altrimenti la storia non ingranava e sarebbe finita subito?
Questa è la mia interpretazione.

Si intrecciano i temi della morte, della fede, della famiglia, dell'amore, la concezione della donna del personaggio e... anche se non è descritta nei dettagli è presente una scena di stupro, quindi se la vostra sensibilità può essere disturbata anche solo dall'accenno, vi consiglio di non leggere questo libro.

La concezione dell'amare tanto, troppo, al punto da voler uccidere chi si ama mi ha molto urtata, devo riconoscerlo. È una di quelle scuse che non riesco ad accettare nemmeno in un libro.

Il ritmo della narrazione, riprendendo l'involuzione delle parole pur essendo molto semplici, mi ha ricordato – ed è una coincidenza bizzarra – Il favoloso mondo di Amélie, un film molto lento, in cui il tempo si dilata e che pare ancora più lungo e largo (l'intero romanzo è ambientato in un arco temporale di poche ore, eppure sembrano passati giorni interi e le vicende narrate da Textel nel corso degli anni sembrano proprio avere il peso degli stessi anni trascorsi).

Textor sa essere molto provocatorio, appare calmo e misurato nel suo parlare, volto a gettare esche su Jérôme che invece si indigna alle confessioni di questo “signore”.
Il contrasto del tono utilizzato da ciascuno nel dialogare rende molto bene l'idea dell'alienazione e del disconoscimento da se stessi.
Creare un'altra persona nella propria testa, e convincendosi per davvero che tutto ciò che è stato compiuto da noi è stato invece perpetrato da un estraneo ha fomentato la studentessa di medicina che è in me.
Che si tratti di qualcuno che soffra di sindrome bipolare?
L'ho pensato davvero e non mi spiacerebbe se si potesse leggere anche in questa ottica.
E no, non sto parlando della sindrome bipolare che pensano di avere le tumblerine disagiate senza che conoscano segni e sintomi effettivi, ma quella vera, con tanto di allucinazioni.

In conclusione, per quanto alcune cose siano esagerate – e per quanto una mi abbia fatto bestemmiare, immaginate quale – trovo sia una lettura interessante, non eccelsa, ma con delle caratteristiche intriganti, al punto da prendere prossimamente Igiene dell'assassino.

mercoledì 30 dicembre 2015

Fenice scatenata #02

*Attenzione: contiene linguaggio a tratti scurrile*

Alla gogna, alla gogna! 
Opinioni impopolari che ti mandano direttamente sulla forca.


Ho deciso di tenere anche il sottotitolo (come sempre un grande grazie va a Feudalesimo e Libertà e nella fattispecie all'inno cantato dai Nanowar Of Steel), perché lo trovo molto incisivo e mi permette di canticchiare il passo “alla gogna, alla gogna!”.

Siamo alla fine di quest'anno solare ed è tempo di considerazioni, pensieri, riflessioni e chi più ne ha ne metta.
Ho scelto di non fare buoni propositi per il prossimo anno per il semplice motivo che so già cosa voglio dalla mia vita e la mia priorità è e resto io.
Non mi permetto affatto di essere o diventare egocentrica o egoista, si tratta solo di aver ritrovato me stessa, di star bene e di essere molto motivata per raggiungere i miei sogni che prima non riuscivo più a vedere.

Questo è il motivo per cui questo secondo post della rubrica non sarà su un tema particolare, ma al contrario dei buoni propositi che non ho fatto, sarà sulle cose che più mi hanno urtato nel 2015, sia rivolti alla mia persona sia in generale.
Vorrei dirne solo dieci, e spero di riuscire a restare nel limite perché quando si tratta di parlare divento logorroica, quando si tratta di scrivere sono prolissa e se si tratta di cose che mi sono state sul cazzo allora divento un fiume in piena.

L'ordine non è di intensità, ma solo di come mi sono venute in mente.

Vetriolo puro

#01 Odio le persone che pensano di conoscermi soltanto da quello che scrivo (su qualsiasi piattaforma).

Ammetto di essere una persona molto lineare, da intendere che come sono sui social lo sono sulla realtà. Per esempio, se su Facebook “faccio la testa tanto” contro le bufale delle campagne anti-vaccinazioni, state pur sicuri che lo faccio davvero anche nella vita di tutti i giorni. Se le mie prese di posizione sono salde e le difendo col mio carattere volitivo, si nota sia di persona sia quando scrivo qualcosa su Facebook.
Una parte di me si trova anche in quello che scrivo a livello di narrazione e non l'ho mai nascosto, ma questa è già una cosa più complessa perché soltanto io so per davvero quanto c'è di me in un racconto e dove risiede; persino i miei amici più cari non riuscirebbero a trovare tutti i punti, per quanto voglia loro bene e per quanto mi conoscano.

Quello che invece a me urta è aver avuto a che fare con persone che si sono basate solo su quello che ho detto sui social per aver supposto qualcosa sulla mia vita, sul mio carattere e su tante altre cose.

Il fatto che io lasci emergere una parte di me in uno scritto o in un post non è condizione necessaria e sufficiente per far sì che si possa affermare che mi si conosca bene; la conoscenza è molto blanda. Se poi si inizia a interagire, ci si incontra di persona e si instaura un'amicizia allora sì che si può dire che mi si sta iniziando a conoscere e viceversa riguardo me per rapporto all'altra persona.
Alle volte non basta nemmeno conoscere una persona dal vivo per dire di conoscerla davvero, occorre tempo e anche se questo passa si continua a imparare dell'altro (o magari a restarne delusi, cosa che mi è capitato spesso).

Mi è stato detto che sono snob perché non do confidenza: sono una persona riservata per ciò che concerne la mia vita privata e se aggiungo qualcuno sui social inizialmente sto sulle mie perché non so nulla dell'altra persona e mi riservo di interagirci per iniziare ad averci a che fare.
Una conoscenza – e magari un'amicizia – non la nego a nessuno.
Vedermi all'inizio un poco distaccata è normale; se mi si parla con rispetto e si chiacchiera di cose leggere o impegnate senza mai prevaricare io divento ben disposta verso l'altro e penso sia logico.
Se aggiungo Tizio e subito, dopo appena tre secondi, Tizio mi scrive in chat un “ciao cara” (la virgola del vocativo e la maiuscola li abbiamo lasciati a casa) io mi inalbero.
No, ma chi cazzo ti conosce? Ti ho appena aggiunto e già parti in quarta a scrivermi in privato?
Sì, io sono una di quelle persone che teme di disturbare in chat – che trovo più personale e “intima” rispetto alla chiacchierata su un post – persino le persone con cui chiacchiero da tanto, ma ci sono proprio delle facce di culo che non si fanno scrupolo a contattarmi immediatamente, invadendo il mio spazio virtuale di sicurezza.
Da qui il mio snobismo, letto poi come l'essere “una figa di legno” perché non ci sono stata. Molto spesso erano tizi che ci provavano.

Mi è stato detto di essere la donna giusta solo dopo aver letto per alcuni giorni cosa dicessi su faccialibro: in virtù di quello che ho detto sopra, basta così poco per far sì che si possa pensare una cosa del genere? Ma soprattutto vi aspettate che io ci creda?
"Io e te siamo così simili"... no, ma hai bevuto?
Il soggetto che lo ha pensato purtroppo vive nella città in cui io studio e sentirmi dire in un messaggio in chat una volta che ero davanti a lui nella piazza in centro mi ha raggelata.
Il mio non negare una conoscenza a nessuno a quanto pare è controproducente. Dovrei iniziare a essere una snob davvero anche se non so come si fa?

Mi è stato detto di essere un'estremista femminista: sinceramente questa cosa non dovrei nemmeno considerarla se penso che la persona in questione probabilmente pensa che il femminismo sia il maschilismo del sesso opposto – questo NON è femminismo, sia chiaro – però la cosa mi ha dato molto fastidio perché questa persona ha professato di essermi amica, mi conosce anche di persona e non ha capito proprio quella che per me è la cosa più elementare della sottoscritta, una di quelle cose che si può comprendere anche – e non solo – da come ne parlo in un social. Come vedete, è la riprova del fatto che non basta nemmeno conoscermi dal vivo se poi si dicono minchiate del genere.
Detesto tutti gli estremismi e il mio essere femminista predica (e razzola dato il mio comportamento) la parità e l'uguaglianza concreta ed effettiva di tutte le persone, perché siamo persone, punto.
Chiamarmi in causa su un post dove una ragazza (giustamente) diceva che la violenza di genere esiste anche sugli uomini per chiedermi la mia opinione al riguardo quando l'ho sempre espressa, non avendo mai negato l'esistenza di quest'altro triste fenomeno (l'ho citato anche qui, a scanso di equivoci e come "prova") significa non avermi mai ascoltata, non avermi mai presa sul serio e soprattutto non aver mai capito assolutamente nulla di me, perché altrimenti non mi spiego la dicitura di estremista rivolta a me.
Se io mi infiammo parlando di argomenti che mi stanno molto a cuore è perché io credo in quello che dico e sono convinta che si possa davvero fare qualcosa perché la situazione cambi e migliori; i vari -ismi non mi appartengono, e sono anche sintomo di una mentalità radicata che resta fissa su pregiudizi e che non si avvale del dialogo e del confronto. 
Esattamente come tutti gli ignoranti.

#02 Odio lo sfoggio di cultura non richiesto e sterile.

Alle volte mi è capitato di vedere che si è cercato di fare tanto i dotti e i colti con la sottoscritta. La differenza tra cultura e nozionismo utilizzato solo per far vedere quanto si è "intelligenti" è abissale. Nel secondo caso (che è quello a cui io faccio riferimento), chissà perché, tutte (e dico tutte) le persone che hanno interagito con me hanno pensato che io non sapessi questo o quello e quindi usassero non soltanto parole semplici, ma facevano anche spiegoni di quello che supponevano io non sapessi.
Capita anche che venga vista semplicemente come una bella presenza, che è un modo meschino oltre che sessista per definire una donna per il loro aspetto fisico che pare l'unico biglietto da visita e ciò che hanno da offrire. Io non mi credo una diva di Hollywood, ma, ora che ho 24 anni, mi piaccio, finalmente sto riuscendo a trovarmi bella e la mia autostima (che prima era proprio meno infinito) adesso è nel quadrante dei numeri positivi, perché riesco a valorizzarmi e a sentirmi bene persino col mio corpo, sebbene ci siano dei giorni in cui mi guardo allo specchio e dico "madò, oggi proprio sono orrenda", ma credo che succeda a tutti.
Fatto sta che, quando replico all'altra persona dando a intendere che quello che aveva spiegato prima (e nessuno glielo aveva chiesto) adducendo di mio altre informazioni o chissà che altro, ecco che le persone dapprima sono imbarazzate e poi scappano via, non volendo più avere a che fare con me.
Lascio esprimere a Emilio Fede quello che voglio dire.
Quando non so qualcosa, mi permetto di chiedere, perché non sento la necessità di far finta di sapere tutto; essendo assetata di conoscenza trovo una grande cretinata il fingere cose che non so, anzi, sono sempre ben disposta e interessata nel conoscere. Quindi non c'è proprio bisogno che la gggente inizi a gggenteggiare con me.
Dirmi, per esempio in un post: "Sto leggendo Il conte di Montecristo, di Dumas" per me è una bella presa per il culo alla mia intelligenza, perché si dà per scontato che io non sappia di chi sia. Se non lo sapessi chiederei. Se per esempio chiedessi "Mi consigliereste qualcosa da leggere?", allora sì che in questo caso si dovrebbe dire titolo e autore perché il contesto è diverso.
Per dire, sempre per dire.
O anche: "David Kepesh compare in due romanzi di Roth" fa uscire la bestia che è in me: "Veramente i libri sono tre: Il seno, Il professore di Desiderio e L'animale morente". Va a finire che la stronza snob che si mette in mostra sono io, ma se dovete fare i sapientoni assicuratevi che il vostro interlocutore non sappia davvero nulla. O che non sia io.
Fare i "saputi" con me su Roth. Folli.

#03 Odio la gente che inventa cose per essere compatita.

Cercare di compatire le persone per ricevere affetto, per sentire la gente a te vicina e solidale avvalendosi della menzogna è orribile, davvero deprecabile.
Conosco (purtroppo) persone che inventano di avere questa e quella malattia, di lamentarsene in continuazione, inventando sfoghi assurdi per sentirsi dire "poverina", "mi dispiace", "ti sono vicina", "non ti abbattere" e via discorrendo.
Se potessi io le abbatterei con un machete, e non sto scherzando.
Perché fa figo avere questo e quello, è bello dire che si subisce bullismo, perché senza una disgrazia personale non sei nessuno e soprattutto nessuno ti caca, specie nel mondo mediatico.
Altrimenti poi la D'Urso non fa quei piantucci col labbro tremulo (citazione necessaria) dinanzi le vostre macchinate disgrazie, e nemmeno il popolino che vi crede.
Far leva sull'empatia della gente, sul buon cuore e sulla solidarietà (perché non tutte le persone sono delle colossali merde) per avere i quindici minuti di fama è da terapia trattore: schiacchiarvi di netto.
Io per prima ammetto di aver subito bullismo a scuola, fino alla fine del liceo e violenza psicologica dai miei ex, ma non l'ho mai detto per farmi compatire, mai.
Sono una persona molto orgogliosa e quel tipo di compassione non la desidero, perché non mi aiuterebbe a star meglio, tutt'altro.
Ne parlo, all'occorenza, quando sento che la mia testimonianza, cosa ho fatto e come ne sono uscita, reagendo, possa essere d'aiuto a chi effettivamente sta vivendo la stessa cosa.
Non sono una psicologa, per carità, lungi da me darmi titoli che non ho, ma sfogarsi con ci è passato può essere il primo passo per uscirne, per chiedere aiuto, e se posso essere io a darlo, faccio la mia parte, con tutto il cuore.
Fare la commediola per inscenare la tragedia è da stronzi, e un'offesa per chi ci è passato davvero o lo sta vivendo ora.

#04 Odio gli ex che ritornano.

Non ho molto da dire su questo, sarò breve.
Mi avete fatto cornuta, avete scelto qualcuno che non sono io, preferendola a me, mi avete offesa, trattata come un oggetto, denigrata e umiliata, oltre a farmi complessare (più di quanto non lo fossi già) sul mio aspetto e sul mio corpo.
Mi avete detto e fatto capire che io non andavo bene per questo e quello, lasciandomi poi sola.
Col tempo mi sono ripresa, sono stata meglio, ho preso coscienza del mio valore, di quanto avessi sbagliato nel lasciare che le vostre parole mi ferissero a tal punto e quando ho iniziato davvero a essere soddisfatta di me, cosa fate? Tornate?
Ma non era il grande amore, quello a cui avete persino regalato l'anello di "fidanzamento ufficiale"?
Io non sono stata solo "l'intermezzo", il giocattolo?
Siete durati assai, complimenti, meritate 92 minuti di applausi.
Adesso lo vedete il mio dito? Vi indica le varie e infinite strade per andarvene a fanculo.
Lasciatemi in pace, merito di essere felice.
E lo sono senza di voi, adesso che mi sono liberata di voi.

#05 Odio le persone che giustificano in modo stupido le loro mancanze.

Facciamo degli esempi concreti.
Dialogo davvero accaduto.

"Se dovrei" --> lo sentite il rumore di unghie sulla lavagna, vero? --> "Se dovessi" (correggo io) --> "Vabbe', ma io studio medicina, mica mi serve l'italiano".
No, ma fammi capire, tu come hai fatto la parte di logica e di cultura generale al test?
Come sei arrivato alla maturità delle scuole superiori?
Ma io devo condividere davvero il mio futuro titolo di studio, persona che chiami "autisti" gli affetti da autismo?
Si dice autistici.
Facciamo lo spelling: A, U, T, I, S, T, I, C, I.
Questo è il plurale, sai cosa vuol dire? Che sono più di un affetto; per uno si usa il singolare, autistico.
Il mio studiare medicina non mi impedisce di approfondire altri ambiti di conoscenza; l'ignoranza non è una scusa.

"Mi attrai, vorrei andare a letto con te" --> "Sei fidanzato, io non sarò mai la terza persona" (essendo stata tradita non succederà mai che io volontariamente scelga di essere la terza persona con cui si tradisce un/a povero/a ignaro/a) --> "Ma lei non mi ama, mi fa stare male, non c'è feeling, mi manca un contatto profondo..." --> "Intanto ci stai assieme, qualcosa ti avrà pure colpito. Stai con lei, o mollala" --> "Quindi io non ti piaccio?"
Non hai capito proprio niente.
Mi sarai anche piaciuto, ci provavi con me e intanto ti sei messo con questa ragazza e io lo scopro grazie ai social. Non mi dici nulla e poi lo dici così una volta en passant, come se per me non significasse nulla.
No, per me è importante. Io non sono l'oggetto di nessuno, il sesso occasionale non fa per me, ti è chiaro il concetto? E chi tradisce mi fa schifo. Tu mi fai schifo; non ti manca un contatto profondo, ti manca un'anima.
Vai a fanculo, lontano da me.

#06 Odio la gente a cui "Internet ha dato il diritto di parola".

Questi sono gli individui che, per esempio, pensano che il vaccino provochi l'autismo (tanto per restare in tema) ed è stata ampiamente smentita la macchinazione di Wakefield, che l'immunità di gregge non esiste,  che ci sono le scie chimiche, che l'omeopatia curi (anche questa è una bufala ormai smontata dalla scienza), che la gente discendano dai rettili, e tutte quelle teorie del complotto che non hanno una solida base scientifica, empirica e dimostrabile.
Questi sono degli emeriti coglioni che avendo una tastiera e una connessione Internet si sentono di dire cose campate in aria, mandando anche all'aria una delle capacità che il Web possiede: informare.
Informarsi non vuol dire credere a tutto quello che si dice e prenderlo per oro colato, ma iniziare a contestualizzare criticamente le informazioni che si hanno.
Avere senso critico vuol dire dubitare di quello che si legge (vede, o quel che è), e cercare di trovare fonti affidabili, le cui parole sono dimostrate da esperimenti, fatti concreti, riportati su vasta scala e non letti da un sito che dice "me lo ha detto mio cugggino".
NO.
Essere critici vuol dire mettersi in gioco in prima persona per cercare di discernere il vero dal falso, l'oggettivo dal soggettivo, le cose serie dalla fuffa.

#07 Odio la gente del punto sei a cui poi quando smonti le teorie e la smerdi per le cazzate dette dicono solo "sì, hai ragione tu".

Come si dice dalle mie parti "la ragione si dà ai fessi", da intendere logicamente una ragione data così, semplicemente perché non si vuole discutere laddove si ha torto marcio.
Il non voler cercare un confronto quando l'altra parte ci ha provato con educazione, garbo e correttezza, è sinonimo non solo di chiusura mentale, ma di ignoranza.
Solo gli ignoranti e gli stupidi restano fermi sulle loro convinzioni che posso cambiare quando si ha uno scambio e vengono date prove avvaloranti la tesi corretta.
La scusa del "non mi va di litigare quindi ti do ragione" è uno dei motivi per cui tante persone non si informano e abboccano a ogni cretinata appioppata, perché è la pigrizia che fa parlare oltre a essere come il padre di Matilda che dice "Io sono intelligente, tu sei scema; io ho ragione e tu hai torto".
Non accettare un incontro che può essere anche uno scontro, ma costruttivo, è la ragione per cui, per fare un esempio, ci sono tante pecore (Sgarbi direbbe capre, ma sempre lì stiamo) ignoranti che vanno dietro a un Tizio che viene venerato, osannato, lodato ed eretto a grande luminare. Un gregge che segue e basta, senza mettere il moto il proprio cervello.
Andrebbe bene che scrivessero un libro con su scritto "oggi ho cacato" e lo si definirebbe capolavoro.
Questo è il vero motivo grazie al quale il mondo va male. Non si ragiona con la propria testa e se lo si fa molto spesso si è plasmati da persone che vogliono farvi credere cose improponibili e ci riescono, perché fanno leva su coscienze poco critiche.

#08 Odio le persone che per sentirsi migliori, realizzate, soddisfatte, devono per forza calpestare gli altri, perché quello che fanno loro è sempre migliore.

Riporto cose che ho sentito o letto.

"Gli altri in discoteca e io sto a casa a leggere" --> perché, chi va in discoteca è necessariamente una persona stupida, superficiale, ignorante, cretina e tutto quello che vogliamo?

"Io sarò ancora vergine, ma ho tanti sogni da realizzare" --> perché, una donna che ha già avuto rapporti, ha partner occasionali e via dicendo, non può avere sogni, aspirazioni, progetti di realizzazione personali?

Bisogna smetterla di denigrare i modelli di comportamento altrui al fine di innalzarsi su un piedistallo di ghiaccio che al minimo accenno di calore vi fa scivolare cadendo a faccia a terra e frantumandovi il naso.
Avete scassato, sul serio.
Bisogna farsi i cazzi propri, detto in maniera molto chiara ed esplicita. Vivete la vostra vita senza guardare a quella degli altri con disprezzo, perché gli altri non vi scassano, e quelli che fate schifo siete voi.
Sarò atea, ma ricordo che nei Vangeli è scritto "e tu perché stai a guardare la pagliuzza che è nell'occhio di un tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?". Ritengo che sia proprio quello che volevo affermare io in modo più elegante.

#09 Odio la gente che non sa scrivere e parlare.

Lo ammetto, amo le parole e sto molto attenta sia quando scrivo sia quando parlo. Non è infrequente che corregga la gente e non posso farci nulla. Sono molto precisa, puntigliosa e scassapalle, ma sono contenta che questo mio modo di fare mi permette costantemente di migliorare in quella che è la mia passione, la scrittura.
Sicuramente non vado a correggere una vecchietta che parla nel mio dialetto che usa il congiuntivo per il condizionale (che non esiste): rabbrividisco, ma so che non è colpa sua, e cerco di essere quanto più possibile chiara e semplice (usando un dialetto pressoché inventato, ma ci provo).
Correggo invece chi è giovane e può migliorare; se sono brusca è perché ho notato che così il mio messaggio arriva. Il tono dolce non è contemplato, dato che quando mi rivolgo in modo pacato pare che non venga presa sul serio.
Allora lo vedete che devo proprio far emergere la Fenice! Lo volete voi, dico tra me e me.
Ci tengo, e odio vedere la mia lingua letteralmente uccisa, non ce la faccio, mi piange il cuore.
Si può sempre migliorare, piano piano, se si ha la voglia di imparare, non nascondetevi mai dietro scuse assurde.
E mi metto a cristare quando uno ci sta a provare e mi scrive "mi piacerebbe che tu parleresti un pò con me".
MA ANCHE NO.

#10 Odio le persone che vogliono "convertirmi" a questo e quello.

Sia esso un credo religioso, sia esso uno stile alimentare, sia essa una ship, o leggere un dato libro o guardare quella serie: mai costringermi a fare qualcosa.
Per le prime due cose, io rispetto chi fa scelte diverse dalle mie seppur non le condivida e ho amici credenti e amici vegetariani con cui parlo civilmente e sono loro molto affezionata, riusciamo a parlare di tutto e non ci scanniamo mai. Perché sono intelligenti e sanno che la chiave di tutto è il rispetto reciproco.
Se mi si inizia a offendere... e così hai scelto morte.
Per le cose più blande, basta invitarmi, ovvero "Barbara, ti consiglio di leggere X di Vattelapesca Franceschino". Io me lo segno, vedo se può interessarmi e poi provvedo sul da farsi.
Ma mai dirmi "e dai, leggilo", "e dai, vedilo", "e dai, fai così".
Questa è una cosa che non tollero.

Sono davvero arrivata a dieci?
A quanto pare sì.
Vi ringrazio per aver sopportato lo sproloquio, e per avermi supportata sinora.
Questo sarà l'ultimo post dell'anno, ma ovviamente ci vediamo e leggiamo nel 2016.

Vi faccio tanti cari auguri, vi auguro di divertirvi e stare bene, oltre che vi possa sorridere un futuro migliore.

Vostra Barbara.



martedì 22 dicembre 2015

Fenice fangirl. #01

Ci sono momenti in cui, con tanta nostalgia, ripenso a quando stilavo piccole liste da cinque elementi di cui mi sarebbe piaciuto chiacchierare in video.
Ci sono anche momenti in cui sento di dover far parlare anche la me fangirl perché innanzitutto lo sono (e non l'ho mai negato), ma anche perché di tanto in tanto fa bene anche parlare di cose più leggere e tranquille, che possono essere viste sia come un piacevole svago sia come un modo per fare due chiacchiere e conoscersi meglio.

Essendo che mi risulta più facile scrivere sul blog che non girare un video, ho pensato di scrivere la top ten che avevo in mente da un bel po' di tempo.

Inauguriamo la rubrica Fenice fangirl con i dieci personaggi maschili di fantasia da me amati.
Non nascondo che ve ne sarà anche una con le mie dieci donne di fantasia amate; con ogni probabilità mi dilungherò su di loro molto di più di come farò come questi fanciulli.

Ci sarebbe anche un personaggio jolly, ma mi piacerebbe parlare di lui per bene in un post apposito, se così posso dire.
Proverò ad andare in ordine cronologico, in alcuni casi però mi risulterà facile di altri.
Questo è dovuto al fatto che il mio gradimento per loro sarebbe sparso e quindi non ci sarebbe un ordine di preferenza vero e proprio.

Partiamo, dunque.

Dimenticavo: purtroppo o per fortuna non saprei, nella mia lista non compare alcun “villain”. Per carità, ci sono dei cattivi che mi piacciono come personaggi e se sono ben fatti meglio ancora, ma con tutti i miei difetti, le mie imperfezioni e il mio “lato oscuro”, io tendo al bene e chi amo, in un modo o nell'altro, è sostanzialmente buono.

Marty McFly.

Stando ai racconti di mia madre, ero una bambinetta di quattro anni quando vidi per la prima volta Ritorno al futuro e mi scoprii "partita" per lui.
Questo ragazzo è stata la mia prima cotta che sicuramente non si è mai estinta e ancora oggi, ogniqualvolta mi capita di fare una maratona della saga (quest'anno mi è capitato di farla ben due volte, di cui una al cinema, dopotutto non mi sarei mai persa l'evento del ventuno ottobre) credo di arrossire come una ragazzina. Forse è colpa sua (?) se ho preso una grossa sbandata per il mio ex: credevo che gli somigliasse. Sì, mi avevano attirato il suo modo di fare (prima che si rivelasse per la merda che era) e la sua intelligenza (che pensavo avesse), però poi col tempo, iniziai a fare questa associazione estetica.
Inutile dire che lui resterà sempre la versione poraccissima, eh. Ed è fuori dalla mia vita, che liberazione.

Jack Jackson.

Anno 1997, anno della mia edizione della copia de I pilastri della terra e della sua prima lettura. L'ho letta tante di quelle volte che certe pagine, come vi raccontavo nel video dei miei dieci fatti "librosi", sono sporche di marmellata, alcune un poco ondulate perché ci ho pianto sopra... e lì lasciai una parte del mio cuore a Jack. Dico "una parte del mio cuore" perché un'altra parte l'ho data a una donna di quello stesso libro.
Quel ragazzo taciturno eppure dall'animo così vasto mi conquistò, senza se e senza ma, e ancora oggi, quando rifaccio la mia rilettura annuale di alcuni libri in particolare con cui ho un appuntamento fisso, non posso non parteggiare per lui, adorarlo e sospirare assieme ai suoi moti dell'animo. E a innamorarmene ogni volta.

Faramir.

Siamo nel 2000, anno in cui nacque mio fratello e, quando mia madre andò in ospedale per partorire, mio nonno mi regalò la Trilogia dell'Anello. Il nonno era il primo tolkeniano di casa e aspettavo con ansia che arrivasse quel giorno.
Dico sempre che Aragorn è il mio re, il re al quale mi inchinerei e col quale combatterei, ma Faramir è il re del mio cuore, quello a cui permetterei di starmi accanto, colui con il quale potrei pensare di scegliere di convidere me stessa e la mia vita.
Qualcuno che amerei, qualcuno a cui darei me stessa e scoprendo poi di ricevere altrettanto.
Quello tra lui ed Éowyn è il mio ideale di amore sommo ed è forse per questo che non mi accontento quando si tratta di persone e sentimenti, di qualunque genere.
Un tipo di amore per me vero a cui aspiro e che spero arrivi, un giorno (anche se sto benissimo da sola).
Ringrazio quindi Tolkien per avermi dato degli standard di donne e uomini da amare e per avermi dato una delle mie OTP supreme.
Ma di questo sarà ciò di cui parlerò nella prossima puntata.

Harry Bosch.

Anno 2001, primo approccio con Michael Connelly e amore a prima lettura con Hieronymous Bosch, poliziotto del Dipartimento Rapine e Omicidi di Los Angeles.
Sì, si chiama proprio come il pittore fiammingo che scelse questo nome come proprio; la madre pensò che fosse adatto dato che il nome suonava bene col cognome – proprio come per dire diamo un nome che è stato già collaudato e pare sia bello – e da lì una giovanissima Barbara fece una scoperta, anzi, più di una.
Scoprii il thriller, quello che tuttora oggi sento come uno dei generi a me più affini, scoprii il nome di un pittore che, dopo un poco, divenne uno dei miei pittori preferiti e scoprii un altro dei miei amori letterari che... assomiglia a un altro dei personaggi che citerò. Tra un po' parlerò anche di lui.
Mi piacerebbe vedere la serie TV realizzata su di lui, Bosch, che però non è ancora disponibile nello streaming di Amazon Italia.
Per favore, date a noi poveri fan italiani di Harry la gioia di vedere il suo film!
Intanto vi consiglio di vedere il film The Lincoln Lawyer, il cui protagonista è Mickey Haller, fratellastro di Bosch. Secondo me merita.

Dante.

Nel 2002 comprai il primo Devil May Cry e credo che da lì il mio amore per il thriller spaziò verso qualcosa di diverso, unito al sovrannaturale e all'eterna lotta tra bene e male sotto più aspetti. Penso che forse, nel bene o nel male, ne abbiate sentito parlare, quindi non mi dilungherei su chi sia e cosa fa.
E fu così che persi la testa per Dante, un uomo che sta sulle sue, per il quale contano più i fatti che non le parole, un uomo dalla bella voce, in aggiunta.
Diciamo meglio: un mezzodemone coi capelli bianchi, gli occhi azzurri e una voce che mi fa tremare le ginocchia.
La fissa degli occhi chiari l'ho sempre avuta, quella delle belle voci partì col doppiatore di Dante e ancora oggi io adoro le belle voci, sia maschili sia femminili.
Adoro proprio ascoltare le voci, distinguere chiaramente il timbro e il tono, l'intonazione, il modo in cui le persone parlano, come le voci riescano a farlo per loro... e non c'è niente di più eccitante per me di qualcuno che mi legge qualcosa, a letto. Qualcosa di intimo, solo per me in quel momento, e accompagnato da una voce che pondera bene le parole scritte per dare una forma diversa rispetto a quelle stampate. Per me è l'estasi mentale e se non sono intellettualmente stimolata non riesco proprio a provare piacere verso qualcuno.
Parecchi anni fa Giancarlo Giannini conduceva un programma intitolato Racconti neri, in cui leggeva sotto forma di monologo i classici ottocenteschi del gotico, del noir come per esempio Poe, Maupassant, Conan Doyle e altri... la sua voce unita a quel climax di terrore e suspense che si creava mi faceva rabbrividire di piacere intellettuale e fisico – la pelle d'oca era davvero palpabile – e io restavo sveglia la notte per vedere il programma.

Jay e Silent Bob.

Faccio appello a cosa disse Gimli a Legolas ovvero “Comunque conta per uno!” per citare questi due personaggi nati dalla fantasia di Kevin Smith.
Sono dissacranti, politicamente scorretti, sboccati, oscenamente brillanti nella loro stupidità logorroica – quest'ultima definizione è per Jay – e nel mutismo interrotto per pronunciare delle vere e proprie perle di saggezza – qui mi riferisco a Bob – e li adoro.
Se Faramir e Marco Hietala mi hanno iniziata alla mia fissazione per i ragazzi coi capelli biondi, Jay l'ha acuita – trovo Jason Mewes un bel ragazzo, non lo nego – fin troppo.
Loro due incarnano molto la mia parte più scurrile e oscena, quella che in certi momenti emerge e non riesco a dire altro che una sequela di imprecazioni atte a rimarcare la mia rabbia o quando proprio sono costretta a parlare con degli emeriti coglioni – effetto Jay, signori! – e quindi vado sul più terra terra che più terra terra non si può. La loro libertà spregiudicata poi di parlare di sesso mi ha aperto poi la strada per vivere la mia sessualità liberamente e senza tabù derivati da preconcetti fin troppo radicati, specie nell'immaginario comune o meglio, nell'immaginario comune di quello che dovrebbe essere una donna.
Indimenticabile per me una battuta di Jay in Dogma riguardo l'aborto: io e Bob siamo pro-scelta; il corpo è della donna e sono cazzi suoi.
Amen.

Gregory House.

Anno 2005, anno in cui quello che per me è IL medical drama per eccellenza è comparso sugli schermi.
Questo medico cinico, sarcastico, sincero fino al midollo, tanto in gamba quanto stronzo e per nulla convenzionale, un uomo iconoclasta, ma sempre volto al bene del paziente sempre e comunque è diventato uno dei miei grandi amori.
No, non è guardando la serie che ho deciso di voler studiare medicina, anche perché sono perfettamente consapevole del fatto che è assolutamente improbabile che tutte le malattie rare e complicate si concentravano proprio nel Princeton Plainsboro – ma dai, non ci crede nessuno! – ma ha comunque lasciato il segno in una ragazza che caratterialmente condivide moltissimo con questo personaggio.
In più ho amato vedere Hugh Laurie in un ruolo più serio, lui che è un bravissimo comico (oltre che musicista) ha saputo dare molto spessore a un personaggio drammatico che ha sempre avuto molto potenziale, ben espresso.
House M.D. è una delle mie pochissime serie amatissime.
Io sono della fazione House/Cuddy, per chi se lo stesse chiedendo, qui lo dico e qui non lo nego.
Il mio sogno proibito però è Tredici (e vorrei vedere).
Ho comunque goduto con tutta me stessa quando nella saga di Harry Bosch, la partner del momento, Rachel Walling, ha detto a Bosch “assomigli a dottor House”.
Leggendo i libri io avevo associato alla figura di Bosch l'aspetto di Laurie e aver trovato conferma in quelle parole mi fece davvero esultare.
Perdiana, come sono felice!

Edward Elric.

Altro biondino, ma questa volta l'amore è un poco – forse troppo – personale.
Ho detto di sentirmi affine a Greg, ma l'affinità con Edward Elric è pressoché totale.
Se conoscete la storia di FullMetal Alchemist sapete cosa fecero i fratelli Elric e cosa ha condotto il loro estremo, disperato gesto.
Ebbene, lo avrei fatto anche io se avessi avuto l'occasione, nel loro mondo, approfondendo le mie conoscenze e le mie competenze.
Il motivo per cui ho scelto di fare il medico è quello che, da bambina, ho perso persone a me molto care per via di malattie e ho giurato che avrei fatto quanto era in mio potere per salvare le persone a cui voglio bene. La ragione forse è una ragazzata, le parole di una bambina che elaborando i lutti, allontanandosi da una fede che non aveva mai sentito sua oltre che per nulla vera, si è rifugiata ancora di più nel vasto mondo della scienza che le ha dato tanto, rendendola ancora più assetata di conoscenza, e della voglia di cercare il suo posto nel mondo.
E di aggrapparsi al sogno di poter salvare chi ama, per come può, scegliendo consapevolmente di intraprendere un percorso duro e impegnativo.
Edward è irascibile, spesso istintivo, ma capace e anche logico al contempo, quando ragiona è molto analitico e riesce a elaborare bene quello su cui deve meditare. È studioso e ama conoscere.
E ama suo fratello – no, no, niente Elricest, il loro è un amore FRATERNO, un amore tra fratelli che hanno perso tanto e che vogliono rimediare ai loro errori, diventando l'uno il sostegno dell'altro – non potete immaginare quanto io mi riveda in questo fagiolino, con cui condivido persino la diversa altezza.
Amo Edward perché ho imparato ad ammirarlo (è difficile che io ammiri una persona, figurarsi un personaggio, ma quando accade inizio a voler bene) e perché è profondo, oltre che buono e sensibile e capace di rialzarsi nonostante ne abbia patite tante.

Zevran Arainai.

Mh, what? I... oh. I rather thought I would wake up dead. Or not wake up at all, as the case may be. But I see you haven' killed me yet.

Queste sono le prime parole che quest'elfo assassino ha pronunciato rivolto alla mia custode in Dragon Age Origins – so le battute a memoria, notate – e il mio cuore ha perso un battito, oltre a rendere le mie ginocchia molli.
Ebbene sì, questo disgraziato dall'accento latino ha un timbro di voce suadente e bellissimo – grazie, Jon Curry, grazie. Non ti ringrazierò mai abbastanza – e questo mi ha mandato in pappa il cervello, a partire dal 2009.
Aggiungete i capelli biondi... ma no, non è tutto.
Zevran è un bel personaggio, dapprima un antagonista, ma poi alleato e, nel caso amico, amante o compagno.
Il fatto che sia un personaggio ben costruito, complesso e particolare mi ha stregata.
Mi ha colpito il fatto che non ha mai negato il suo passato, cosa ha fatto, i suoi trascorsi anche sessuali – per i quali al giorno d'oggi, nel nostro mondo, spesso si è tacciati e discriminati – e la sua onestà.
Interagendo col personaggio si scopre chi è, piano piano, e a sua volta si capisce che è un elfo segnato dalla vita – sì, ha un passato triste, ma non vuole essere compatito, altro punto a favore – che lo ha reso così com'è, ma che è capace di fare del bene.
Ha comunque degli scrupoli e non ama far del male agli innocenti, cosa che non ci si aspetta da un assassino prezzolato e pragmatico e mi piace anche per questo.
La cosa bella di Zevran e della romance col suo personaggio è che nasce dapprima come una questione puramente fisica e poi si sviluppa diventando più profonda (se lo si vuole).
Questo a mio avviso rispecchia molto la realtà quotidiana: quando c'è attrazione tra due persone e si desidera esplorare il contatto fisico, ebbene, che lo si faccia. Non si deve reprimere l'attrazione. Una relazione ha anche una componente sessuale che è un buon discriminante della vita di coppia ovvero se si è complici a letto e se si vive una buona sessualità allora è molto più probabile che si è uniti maggiormente nella vita di tutti i giorni.
E unendo tutti gli aspetti – intellettuale, fisico, e chi più ne ha ne metta – col tempo si possono gettare le basi per qualcosa di più solido.
Almeno questo è il mio parere e tale resta.
Zevran quindi unisce sensualità, una certa dose di realismo (io, per quanto sia molto piantata coi piedi per terra, resto pur sempre una sognatrice, mi compensa in tal senso) e una bella persona che trova uno scopo nella vita se si è comunque disposti a conoscerlo e ad averci a che fare.

Iron Bull.

Per lui sto scrivendo un post speciale (?) in cui non tratterò tante cose che fino a questo momento ho sì detto, ma non esplicitamente e conto di voler rimediare a quella che io definisco una grave mancanza.
Siamo questa volta in Dragon Age Inquisition e questo personaggio è davvero tanta, tantissima roba.
Fondamentalmente a me non piacciono le persone muscolose e imponenti, ma lui è una delle poche eccezioni. Ammetto che lui mi fa sangue fisicamente ed è stranissimo data la mia personalità perché per me l'attrazione fisica passa prima per il cervello, ma con lui non è così.
Il suo aspetto inquietante e la sua bestialità sul campo di battaglia sono l'apparenza di una creatura (e sì, non è umano) che, se conosciuto meglio, rivela che bella persona essa sia.
Certo, ha difetti, ma chi non ne ha? È molto umano da questo punto di vista e ciò lo rende un bel personaggio.
Una cosa che io amo di lui è il rapporto coi suoi sottoposti della sua compagnia di mercenari chiamati Le Furie Taurine: per loro è sì un capo, ma è anche un compare, un compagno di bevute e un amico dato che si preoccupa per loro. Forse alle volte è una chioccia, ma i membri della squadra non hanno più legami e rapporti con i loro cari e lui sembra proprio intenzionato a tenere salda quella che io vedo come una bella famiglia. Una famiglia con cui farei volentieri il pranzo di Natale, mi divertirei con loro.
Non è una cosa scontata secondo me, non lo è mai, anche nel mio quotidiano.
Con le Furie sa essere sia di polso sia comprensivo all'occorrenza e questo denota la sua umanità; mi piace che non fa mai distinzioni di razze e che accetta il passato dei suoi senza problemi.
Il rapporto che ha con Krem, che vedo molto come un bellissimo rapporto fraterno – fratelli non di sangue, ma di persone che si sono scelte – me lo fa amare ancora di più.
La romance con lui sviluppa come quella di Zevran sostanzialmente e quello che ho detto per lui vale anche per Bull.
Il suo essere anche come Jay, che fa battutacce oscene e che non va tanto per il sottile quando si tratta di dire cose anche legate al sesso – non è un tabù, ricordiamolo bene – gli conferisce anche quella natura che secondo me può sostenere anche le mie battutacce legate al sesso.
Quando io parlo di sesso con qualcuno lo reputo come la prova del nove: se mi si permette di parlarne liberamente senza giudicarmi, allora si può pensare di essere amici, perché si accetterebbe un lato di me che non voglio nascondere. Se ciò non accade... insomma, si capisce dove manderei qualcuno.

Questi erano i miei dieci personaggi maschili preferiti. La prossima volta parlerò invece delle mie donne amate.
Poi ci saranno le mie OTP e BROTP.

E i vostri personaggi maschili preferiti quali sono?